Giardini pensili, giardini verticali e orti urbani « Greentips – consigli verdi

Si parla tanto di inquinamento atmosferico, riferendoci sempre a ciò che respiriamo quando andiamo in giro per le nostre città. Alcune sono molto inquinate (come Torino o Milano), altre meno. Le polveri sottili vengono prodotte principalmente dagli impianti di riscaldamento, sia domestico che industriale, e dal traffico. Ridurre l’inquinamento è un nostro dovere e non è diritto un nostro diritto addossare ogni colpa al Governo di turno, per mancati provvedimenti o lamentarsi per eccesso di restrizioni del traffico: basterebbe che ciascuno di noi usasse un po’ di più la bici o andasse a piedi, per ridurre sensibilmente le polveri sottili o che si abbassasse la temperatura del riscaldamento in casa. Ne abbiamo già parlato: i rimedi ci sono, basterebbe metterli in pratica.

Ma chi pensa di essere sicuro nell’ambiente domestico, si sbaglia. Anche le nostre case possono essere inquinate dagli oggetti al loro interno o da alcuni materiali usati nella loro costruzione, o manutenzione, come confermano anche studi della NASA sviluppati per capire la possibilità di vita sulla Luna.

Forse quasi nessuno sa che se facessimo analizzare i locali in cui viviamo, troveremmo tracce di formaldeide, di benzene o ammoniaca per citare i più comuni.

Il gas usato per cucinare, il fumo di sigaretta, la plastica o addirittura gli abiti che ritiriamo dalla pulitura a secco sprigionano la formaldeide. Sono agenti di rischio anche gli abiti ritirati dalla pulitura a secco, gli apparecchi tecnologici come fotocopiatrici, stampanti o computer.

E come ci si può difendere da tutto ciò?

Innanzitutto cambiando le nostre abitudini: ridurre l’uso di materiali pericolosi per esempio scegliendo vernici ad acqua, ridurre la plastica preferendo materiali naturali come il legno, non fumare in casa, utilizzare in prima battuta detersivi naturali ed ecologici anziché quelli chimici venduti nei supermercati.

Ma un altro rimedio, forse inaspettato ma sicuramente piacevole è contornarsi di belle piante.

Chi non ha il pollice verde ha uno stimolo in più per avventurarsi nella cura delle piante di appartamento; chi già ha piante in casa avrà notato la differenza tra la sua e una casa (di amici, o qualche ufficio) in cui manca il verde.

Gli agenti inquinanti più diffusi sono il benzene e la formaldeide.

Il benzene che si trova nel fumo di sigaretta, nei vapori volatili delle stazioni di benzina, nei gas di scarico dei veicoli, ma anche nelle colle, nelle vernici, nella cera per mobili, nei detersivi.

La formaleide si trova nelle schiume isolanti usati nei cantieri edili, nel legno pressato, come il compensato o l’MDF, negli smalti e solventi per unghie, negli adesivi, nelle carte da parati, nel colore per i muri, nonché nella combustione di sigari, sigarette e legna nelle stufe, nel cherosene o nel gas.

Vediamo ora quali sono le migliori piante per contrastare l’inquinamento che abbiamo in casa:

Aglaonema crispum 

La seconda pianta da suggerire a chi ha il pollice nero e non verde, è la Aglaonema, che sopravvive anche con poca acqua e luce, ma è così generosa da liberarci di numerosi agenti tossici, come la formaldeide a 7 microgrammi all’ora.

Areca (Chrysalidocarpus lutescens) 

Questa pianta, composta da numerosi fusti sottili che finiscono in bellissime foglie a palma riesce a rimuove 19 microgrammi per ora di xilene e toluene. La sua cura prevede che sia collocata in un angolo luminoso, ma no esposto direttamente alla luce del sole; richiede moderata acqua.

Anturio (Anthurium andreanum) 

Per eliminare l’ammonica, è invece utile l’anthurium,che ne rimuove 10 microgrammi all’ora ora. Agisce con discreti risultati anche su xilene e toluene (8 microgrammi per ora).

Chamaedorea elegans

Se non avete il pollice verde, ma desiderate pulire l’aria dai fumi dell’ammoniaca, la chamaeodrea è ciò che fa per voi: è una piccola palma molto resistente, che assorbe 6 microgrammi/ora di ammoniaca.

Crisantemo (Chrysantheium morifolium)

Il crisantemo non è solo il simbolo floreale delle festività novembrine: ci sono diverse qualità, dai fiori molto colorati che, se esposti alla luce piena, possono vivacizzare un’ambiente, eliminando il benzene disperso nell’aria.

Dracaena marginata 

Altra presenza diffusissima è il tronchetto della felicità che riesce a depurare 10 microgrammi all’ora di xilene e toluene, 8 microgrammi di formaldeide, e altri inquinanti minori.

Edera variegata (Hedera helix variegata) 

Per chi ha un computer in casa e lo usa spesso, il rimedio è l’edera variegata. Se tenuta in un vasetto, anche su qualche scaffale nella stanza dove c’è il pc, l’edera riesce a purificare l’aria eliminando fino a 12 microgrammi all’ora di formaldeide.

Falangio variegato  (Chlorophytum comosum “vittatum”) 

Anche questa è una delle piante più diffuse nelle case: è facile da gestire, si può riprodurre senza problemi e decora qualsiasi mensola o ripiano con i suoi rami ricadenti Questa robustissima piantina ricadente “da ciotola”, con le foglie lunghe e appuntite bianco-variegate, si adatta veramente ad ogni ambiente e cura. Si riproduce con grande facilità e ha una elevatissima capacità di ripulire l’aria da diversi agenti inquinanti, uno tra tutti la formaldeide al ritmo di 7 microgrammi all’ora.

Felce (Nephrolepis exaltata) 

E’ in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. E’ inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.

Ficus benjamina 

Chi non ha mai provato a curare almeno un piccolo ficus benjamina? La sua forma ad alberello e la facilità nella cura, nonché le numerose specie diffuse, lo hanno reso una delle piante da appartamento e da ufficio più diffuse. Una delle sue caratteristiche è quella di assorbire ben 12 microgrammi all’ora di formaldeide. Riesce a filtrare bene anche tricloroetilene ed il benzene

Gerbera (Gerbera jamesonii)

La gerbera, invece, assorbe la trielina ed è quindi necessaria nelle tintorie e puliture a secco o nelle case di chi è abituato a portarvi i propri abiti a pulire.

Sansevieria trifasciata 

Anche questa pianta non richiede molte cure e la rende adatta anche a situazioni di incuria estreme, ma ciò che la rende diversa dalle altre è la sua caratteristica capacità di continuare la sintesi anche nel periodo notturno, portando ossigeno anche quando le altre piante rilasciano CO2. E’ adatta a stanze in cui convivono per molte ore diverse persone o a cui non si può cambiare spesso aria.

Spatifillo (Spathyphyllum wallisii) 

E’ forse una delle piante più comuni. Con le sue foglie verdi riempie bene qualsiasi angolo di casa e la disponibilità di varie misure la rende molto versatile. Il suo momento di picco è al momento della fioritura, quando i suoi fiori bianchi sbocciano. Richiede molta acqua. La sua forza purificatrice rimuove 19 microgrammi all’ora di acetone, per questo è utile per chi è avvezzo all’uso dello smalto per unghie e negli studi d’estetista. Oltre a questo riesce a purificare l’aria da 13 microgrammi di metanolo, 7 di benzene, 5 di ammoniaca e 3 di formaldeide.

Altre piante che contrastano ottimamente l’inquinamento domestico sono il clorofito e il croton, che assorbono il monossido di carbonio; la kalanchoe e la tillandsia, che assorbono le radiazioni elettromagnetiche.

Se non vi sono mai interessate le piante, forse queste brevi nozioni possono essere uno stimolo per iniziare a cimentarsi e migliorare il proprio pollice verde. In fin dei conti, il giardinaggio, anche se domestico, è anche un forte antistress!

19 marzo 2012 at 16:01

Come abbiamo anticipato, nel Giardino Commestibile di Giusi Foschia abbiamo fatto delle scoperte bellissime, come la stevia, il dolcificante naturale senza effetti collaterali. Oggi vi raccontiamo della seconda bella scoperta che Giusi ci ha fatto fare: la Gymnostemma.

Il nome, detto così, non dirà molto ai più e il suo nome comune incuriosisce molto “pianta dell’immortalità”. A essere immortale non è la pianta stessa, ma chi ne fa uso. La gymnostemma è una liana perenne (se coltivata bene, rampica fino a due metri) della famiglia delle Cucubritacee, originaria della Cina. In Oriente (Cina, Giappone e Thailandia) è molto conosciuta e utilizzata, con il nome di Jiaogulan ed il suo impiego varia grazie alle sue innumerevoli virtù.

I benefici che questa piccola piantina, ricca di oligoelementi, amminoacidi, vitamine, proteine e saponine, porta al nostro organismo sono notevoli e agiscono a più livelli. Per esempio, è un ottimo antiossidante e rallenta i processi dell’invecchiamento; mantiene sotto controllo il colesterolo, aiuta la memoria; stimola il metabolismo dei grassi (e per questo è un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti. Non fa miracoli, ma apporta un buon contributo aumentando il metabolismo dei grassi); migliora le funzionalità del fegato, migliorando la sua capacità di apportare carboidrati e zuccheri ai muscoli (producendo così energia); ha anche effetti antinfiammatori  ed è ben quattro volte più potente del comune ginseng e per questo è l’integratore prediletto dagli sportivi. Inoltre, la Jiaogulan allevia lo stress, l’ansia e il nervosismo perché ha proprietà sedative. Aiuta a mantenere le arterie pulite, migliorando il sistema circolatorio e riducendo il rischio di infarti e ictus. In Asia prima e in Europa (dove l’impiego di piante curative è strettamente regolamentato)poi, si sono condotti studi sulla gymnostemma per capire cosa la renda così speciale e se può realmente essere considerata un miracolo della botanica. Sono stati così individuati numerosi flavonoidi e 92 saponine. I suoi composti sono stati chiamati gypsenoidi e sono strettamente collegati alle saponine el ginseng (ginsenosidi), ma più potenti. I test in vitro, poi sugli animali e alcuni sull’uomo hanno messo in evidenza come la gymnostemma contenga dei principi che scientificamente mostrano una reale efficacia. Gli studi condotti hanno confermato che la pianta dell’immortalità ha le seguenti virtù: immunoprotettiva; antiulcera; antitrombotica; antiossidante; epatoprotettiva; antitumorale (ma su questa caratteristica preferiamo non sbilanciarci: la cura per il cancro non è ancora stata trovata, anche se è oramai largamente dimostrato che alcuni elementi natuali o chimici rallentano la malattia); ipolipidemica. I componenti della gymnostemma non sono considerati tossici: il largo uso secolare e gli studi farmacologici compiti l’hanno decretata una pianta sicura e senza effetti indesiderati.

Come assumere questa eccezionale pianta? Innanzitutto è importante consultare un esperto (erborista, fitoterapeuta, medico specializzato in cure naturali), che ne consiglierà l’assunzione in forma di pillole o tavolette orosolubili o masticabili, in capsule, in tisane e infusi. Se ne estrae anche il succo, tramite un particolare processo di centrifugazione, ma la si può anche aggiungere fresca, nell’insalata di tutti i giorni (anche se il suo particolare gusto può non piacere).

Concludendo, si può dire che tre cucchiaini di foglie in un litro di acqua bollente (per un minimo di tre minuti) ci possono mantenere a lungo in perfetta salute!

31 maggio 2011 at 11:41

Gli Ecogreentips, sabato scorso, sono andati a far visita a una vecchia e cara conoscenza: il Giardino Commestibile di Giusi Foschia.

La giornata era calda e splendida ed è stato un vero piacere andare a vedere di persona il preziosissimo lavoro di Giusi.

Giusi ci ha accompagnati tra le piante che coltiva, raccontandoci pregi e virtù di ognuna di loro. Ci ha mostrato la coltivazione in terra, l’orologio di Linneo che aveva impostato qualche stagione fa e ci ha mostrato l’essicatoio in cui trasforma le sue preziosissime erbe aromatiche ed officinali e i fiori per la cucinao per creare potpourrie.

Siamo rimasti incantati da quante piante esistano, semi sconosciute, dalle virtù più disparate. In questo e nel prossimo articolo ve ne raccontiamo due, che ci hanno colpito particolarmente e che abbiamo dovuto portare a casa!

La stevia rebaudiana è una pianta perenne, della famiglia dei crisantemi. La sua zona di origine è situata tra Brasile e Paraguay; predilige terreni sabbiosi e asciutti, in montagna, dove cresce in cespugli di circa 80 cm.

Ma cos’ha di straordinario la stevia? E’ un dolcificante natuare (e per questo privo di controindicazioni), che dolcifica da 70 a 300 volte più dello zucchero di canna, a seconda del metodo di estrazione del principio dolcificante. La stevia può essere così usata:

– Foglie fresche

– Foglie in polvere (20/30 volte più dolci dello zucchero)

– Estratto in polvere (200/300 volte più dolce dello zucchero)

– Concentrato liquido da estrazione acquosa e/o idroalcolica (circa 70 volte più dolce dello zucchero).

Quando si lavora la stevia, bisogna tener conto che il prodotto fresco una volta essiccato si riduce a un quinto del suo peso.

Ma quanto dolcifica la stevia? Una goccia di estratto equivale a circa 3 grammi di zucchero; 15 ml di estratto corrispondono a 1 kg di zucchero. Se consideriamo che un cucchiaino da caffè di zucchero pesa 2 gr e una bustina da bar pesa 5gr, farà un certo effetto scoprire che una goccia di stevia corrisponde a un cucchiaino e mezzo e 3 gocce a una bustina di zucchero!

Produrre il sostituto dello zucchero in casa non è difficile. Se si vuole utilizzare la polvere, basta mettere delle foglie ad essiccare o appendendo un rametto di stevia a testa in giù o adagiando le foglioline su di una grata a maglie fine in luogo ombreggiato e aerato. Si può anche estrarre il dolcificante naturale lasciando le foglie in infusione nell’alcool  a 95°, fancedolo poi evaporare a fiamma bassissima. Ecco il procedimento, nel dettaglio:

In un litro di alcool a 95° si devono far macerare o 100 gr di foglie secche per 12 giorni o 350 gr di foglie fresche per 15 giorni. Passato il periodo, si filtra la soluzione e la si diluisce con il 50% di acqua (cioè 1 lt di alcool e 1/2 lt di acqua) nel caso si siano usate foglie secche oppure 1/3 di litro di acqua in caso di foglie fresche. Per ridurre la presenza di alcool, come abbiamo già scritto, basta riscaldare la soluzione ottenuta a fuoco basso, senza portarla a ebollizione. Se si riduce la soluzione sino al peso di 200 gr, si ottiene un estratto con la capacità addolcente di 14 kg di zucchero.

L’unica nota negativa è che questa pianta ha un leggero retrogusto di liquirizia e quindi potrebbe compromettere il sapore degli alimenti a cui viene addizionata.

L’uso della stevia e dei suoi derivati è controversa, soprattutto in Italia. Dopo anni di studio, ne è stato permesso l’utilizzo in America e in Giappone (qui viene usata come dolcificante nella Diet Coke). In Svizzera si possono trovare i prodotti derivati in supermercati e in erboristeria. In Italia è vietata la commercializzazione dei suoi derivati, tuttavia è possibile coltivare la pianta. Ecco perchè vi diamo alcuni consigli per una sua miglior crescita in vaso (o terra). Per agevolare lo sviluppo delle foglie (che sono quelle che ci interessano), la pianta dovrà essere cimata (potata) due volte: la prima quando raggiungerà i 10-12 cm di altezza. Si dovrà aver cura di lasciare almeno due nodi, da cui si svilupperanno nuovi germogli. Allo stesso modo sidovranno cimare i nuovi getti, così da permettere alla pianta di “allargarsi”, piuttosto che allungarsi. Le dimensioni compatte della pianta cimata consentiranno di ottenere una più alta concentrazione di zucchero. Si dovrà consentire alla pianta di raggiunere i 50-60 cm prima di effettuare il primo raccolto, questo perchè le foglie più grandi e vecchie sono quelle che contengono un più alto tenore zuccherino. Benchè sia una pianta perenne e quindi naturalmente portata alla resistenza, la stevia va curata nel corso dell’anno. Durante l’estate deve essere concimata e annaffiata regolarmente, ma evitando i ristagni di acqua che farebbero marcire le radici. E’ anche preda di parassiti e funghi, facilmente gestibili se trattati con antiparassitari naturali. Resiste anche alle temperature prossime allo 0°, ma è opportuno ripararla durante la stagione fredda.

Non entriamo nel merito della polemica del perchè in Italia non si possano commercializzare prodotti derivati dalla stevia. Alcune correnti di pensiero sostengono che non è ancora stata provata la totale atossicità della pianta (ma le popolazioni del Paraguay la utilizzano da sempre e USA e Giappone l’hanno legalizzata dal 1970); altri sostengono che le lobby legate alla produzione dello zucchero tradizionale e dei dolcificanti stiano lottando contro quella che considerano una minaccia per il mercato.

Ai Greentips piace sperimentare e abbiamo già travasato la nostra piccola stevia in un bel vaso. Quando sarà il momento di raccogliere e trasformare le foglie, vi aggiorneremo sugli sviluppi e sulle prove dirette che effettueremo.

30 maggio 2011 at 13:07