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Greentips…consigli verdi – lunga vita alla salvia!
Una pianta presente in quasi tutte le cucine e in quasi tutti i giardini od orti è la salvia. E’ una delle piante aromatiche più diffuse, conosciuta da migliaia di anni sia per i suoi usi in cucina, che per le sue innumerevoli proprietà benefiche.
Già Greci e Romani ne facevano largo uso. I Greci pensavano che i poteri di Zeus derivassero dalla salvia, poiché la capra che nutri con il suo latte il padre degli dei si cibava di salvia. I Romani racchiusero nel suo nome le sue proprietà: salvia, infatti, deriva dal latino salvus, cioè sano. Anche i Cristiani tramandano le proprietà della salvia: la stessa Maria nascose Gesù sotto le la pianta fiorita. I soldati, che li stavano cercando, videro solo una donna con un anziano e passarono oltre. Maria benedì la pianta che protesse suo figlio, annunciando che questa sarebbe stata riconosciuta come rimedio versatile nei secoli futuri.
La sua coltivazione è molto semplice e non richiede un affinato pollice verde e si adatta bene anche a crescere in vaso.
Non c’è niente di meglio che utilizzare le foglie di salvia appena raccolte dal proprio giardino! Ma quali sono gli usi diversi di questa strepitosa pianta aromatica, al di là dell’arrosto o del condimento sugli gnocchi?
Le sue qualità sono così tante da renderla versatile e adatta a risolvere problemi di ogni sorta e le sue preparazioni sono diverse, a seconda dell’effetto che se ne vuole trarre:
L’infuso si ottiene lasciando in posa per 10 minuti 20 grammi di foglie secche in un litro d’acqua bollente. Il te ottenuto va filtrato prima di berlo.- Il decotto si ottiene facendo bollire un cucchiaio di foglie trite e secche in una tazza di latte. Anche questo decotto va filtrato prima di berlo.
- Il vino si ottiene lasciando macerare 60 grammi di foglie in un litro di marsala per 10 giorni. Una volta filtrato si conserva al fresco e al buio.
- La tintura e l’olio essenziale si acquistano in erboristeria o nelle farmacie omeopatiche. L’olio essenziale è molto forte e non si devono superare le 3 gocce sciolte in un cucchiaino e di tintura al massimo 20 gocce.
- In aromaterapia è più usato l’olio di salvia sclarea e non officinalis, poiché non è presente l’alta percentuale di tujone, chetone tossico.
La salvia ha varie proprietà farmacologiche che sono state sfruttate nei secoli, per esempio è: balsamica, amaro-tonica, antisettica, digestiva, diuretica, antispasmodica , emmenagoga (cioè in grado di stimolare l’afflusso di sangue nell’area pelvicae nell’utero,), spasmolitica, coleretica (cioè che provoca un aumento della produzione di bilestimolandone la secrezione da parte delle cellule epatiche), ipoglicemizzante, estrogenica, trofica per il surrene), antidepressivo, attenua la diarrea, antisudorifera, antisettica e proprio per questo riesce ad essere efficace in caso di stati influenzali, eczemi, dermatiti. E’ anche considerata la pianta amica delle donne, perché tende a regolarizzare e a rendere meno doloroso il ciclo mestruale (in alcuni casi anche a indurlo), allevia i sintomi della menopausa, è un alleato contro la frigidità (e l’impotenza). Proprio a causa della sua potenza, la salvia non dovrebbe essere assunta da donne in gravidanza o durante l’allattamento. E’ anche controindicata a chi soffre di ipertensione ed epilessia perché contiene sostanze tossiche.
L’uso della salvia, nelle sue varie forme, è abbastanza semplice e intuitivo. Per esempio, in caso di asma, raffreddamento, influenza, mal di gola, eccessiva sudorazione, irregolarità del ciclo mestruale, diarrea o cattiva digestione è bene berne da una a tre tazze al giorno.
In caso di afte, eczemi, ulcere o dermatiti si può procedere con l’applicazione dell’infuso direttamente sulla parte interessata (uso topico).
La salvia, però, torna utile anche per la nostra bellezza. Per esempio, una buona maschera per le pelli grasse si ottiene frullando foglie secche e fogli fresche con un po’ di acqua. Per dare consistenza al composto e renderlo ancora più efficace, si può mescolare dell’argilla o farina di mandorle. Dopo 20 minuti dall’applicazione si elimina con un risciacquo di acqua tiepida. Inoltre, l’olio essenziale (sempre in minime dosi ben diluite) combatte la forfora e stimola la crescita dei capelli e ne riduce la caduta.
Un decotto fatto con un pugno di foglie fresche in un litro di acqua bollente è utile per ravvivare il colore dei capelli scuri e per dare più tono, luce e sofficità ai capelli secchi o sciupati. Si usa come ultimo risciacquo, dopo shampoo e balsamo. La frequenza e costanza delle applicazioni colorerà delicatamente i capelli nel tempo.
I denti saranno più sani e bianchi se vengono sfregati con una foglia fresca
Questi sono gli usi più noti ma voi ne conoscete altri?
Greentips…consigli verdi – l’inquinamento domestico
Si parla tanto di inquinamento atmosferico, riferendoci sempre a ciò che respiriamo quando andiamo in giro per le nostre città. Alcune sono molto inquinate (come Torino o Milano), altre meno. Le polveri sottili vengono prodotte principalmente dagli impianti di riscaldamento, sia domestico che industriale, e dal traffico. Ridurre l’inquinamento è un nostro dovere e non è diritto un nostro diritto addossare ogni colpa al Governo di turno, per mancati provvedimenti o lamentarsi per eccesso di restrizioni del traffico: basterebbe che ciascuno di noi usasse un po’ di più la bici o andasse a piedi, per ridurre sensibilmente le polveri sottili o che si abbassasse la temperatura del riscaldamento in casa. Ne abbiamo già parlato: i rimedi ci sono, basterebbe metterli in pratica.
Ma chi pensa di essere sicuro nell’ambiente domestico, si sbaglia. Anche le nostre case possono essere inquinate dagli oggetti al loro interno o da alcuni materiali usati nella loro costruzione, o manutenzione, come confermano anche studi della NASA sviluppati per capire la possibilità di vita sulla Luna.
Forse quasi nessuno sa che se facessimo analizzare i locali in cui viviamo, troveremmo tracce di formaldeide, di benzene o ammoniaca per citare i più comuni.
Il gas usato per cucinare, il fumo di sigaretta, la plastica o addirittura gli abiti che ritiriamo dalla pulitura a secco sprigionano la formaldeide. Sono agenti di rischio anche gli abiti ritirati dalla pulitura a secco, gli apparecchi tecnologici come fotocopiatrici, stampanti o computer.
E come ci si può difendere da tutto ciò?
Innanzitutto cambiando le nostre abitudini: ridurre l’uso di materiali pericolosi per esempio scegliendo vernici ad acqua, ridurre la plastica preferendo materiali naturali come il legno, non fumare in casa, utilizzare in prima battuta detersivi naturali ed ecologici anziché quelli chimici venduti nei supermercati.
Ma un altro rimedio, forse inaspettato ma sicuramente piacevole è contornarsi di belle piante.
Chi non ha il pollice verde ha uno stimolo in più per avventurarsi nella cura delle piante di appartamento; chi già ha piante in casa avrà notato la differenza tra la sua e una casa (di amici, o qualche ufficio) in cui manca il verde.
Gli agenti inquinanti più diffusi sono il benzene e la formaldeide.
Il benzene che si trova nel fumo di sigaretta, nei vapori volatili delle stazioni di benzina, nei gas di scarico dei veicoli, ma anche nelle colle, nelle vernici, nella cera per mobili, nei detersivi.
La formaleide si trova nelle schiume isolanti usati nei cantieri edili, nel legno pressato, come il compensato o l’MDF, negli smalti e solventi per unghie, negli adesivi, nelle carte da parati, nel colore per i muri, nonché nella combustione di sigari, sigarette e legna nelle stufe, nel cherosene o nel gas.
Vediamo ora quali sono le migliori piante per contrastare l’inquinamento che abbiamo in casa:
La seconda pianta da suggerire a chi ha il pollice nero e non verde, è la Aglaonema, che sopravvive anche con poca acqua e luce, ma è così generosa da liberarci di numerosi agenti tossici, come la formaldeide a 7 microgrammi all’ora.
Areca (Chrysalidocarpus lutescens)
Questa pianta, composta da numerosi fusti sottili che finiscono in bellissime foglie a palma riesce a rimuove 19 microgrammi per ora di xilene e toluene. La sua cura prevede che sia collocata in un angolo luminoso, ma no esposto direttamente alla luce del sole; richiede moderata acqua.
Anturio (Anthurium andreanum)
Per eliminare l’ammonica, è invece utile l’anthurium,che ne rimuove 10 microgrammi all’ora ora. Agisce con discreti risultati anche su xilene e toluene (8 microgrammi per ora).
Chamaedorea elegans
Se non avete il pollice verde, ma desiderate pulire l’aria dai fumi dell’ammoniaca, la chamaeodrea è ciò che fa per voi: è una piccola palma molto resistente, che assorbe 6 microgrammi/ora di ammoniaca.
Crisantemo (Chrysantheium morifolium)
Il crisantemo non è solo il simbolo floreale delle festività novembrine: ci sono diverse qualità, dai fiori molto colorati che, se esposti alla luce piena, possono vivacizzare un’ambiente, eliminando il benzene disperso nell’aria.
Dracaena marginata
Altra presenza diffusissima è il tronchetto della felicità che riesce a depurare 10 microgrammi all’ora di xilene e toluene, 8 microgrammi di formaldeide, e altri inquinanti minori.
Edera variegata (Hedera helix variegata)
Per chi ha un computer in casa e lo usa spesso, il rimedio è l’edera variegata. Se tenuta in un vasetto, anche su qualche scaffale nella stanza dove c’è il pc, l’edera riesce a purificare l’aria eliminando fino a 12 microgrammi all’ora di formaldeide.
Falangio variegato (Chlorophytum comosum “vittatum”)
Anche questa è una delle piante più diffuse nelle case: è facile da gestire, si può riprodurre senza problemi e decora qualsiasi mensola o ripiano con i suoi rami ricadenti Questa robustissima piantina ricadente “da ciotola”, con le foglie lunghe e appuntite bianco-variegate, si adatta veramente ad ogni ambiente e cura. Si riproduce con grande facilità e ha una elevatissima capacità di ripulire l’aria da diversi agenti inquinanti, uno tra tutti la formaldeide al ritmo di 7 microgrammi all’ora.
Felce (Nephrolepis exaltata)
E’ in assoluto la pianta in grado di rimuovere più di qualunque altra la formaldeide dall’ambiente, addirittura con un tasso di 20 microgrammi per ora. E’ inoltre una bellissima pianta dal portamento compatto e globoso, che ha solo bisogno di buona umidità, e sopravvive benissimo anche in ambienti poco luminosi.
Ficus benjamina
Chi non ha mai provato a curare almeno un piccolo ficus benjamina? La sua forma ad alberello e la facilità nella cura, nonché le numerose specie diffuse, lo hanno reso una delle piante da appartamento e da ufficio più diffuse. Una delle sue caratteristiche è quella di assorbire ben 12 microgrammi all’ora di formaldeide. Riesce a filtrare bene anche tricloroetilene ed il benzene
Gerbera (Gerbera jamesonii)
La gerbera, invece, assorbe la trielina ed è quindi necessaria nelle tintorie e puliture a secco o nelle case di chi è abituato a portarvi i propri abiti a pulire.
Anche questa pianta non richiede molte cure e la rende adatta anche a situazioni di incuria estreme, ma ciò che la rende diversa dalle altre è la sua caratteristica capacità di continuare la sintesi anche nel periodo notturno, portando ossigeno anche quando le altre piante rilasciano CO2. E’ adatta a stanze in cui convivono per molte ore diverse persone o a cui non si può cambiare spesso aria.
Spatifillo (Spathyphyllum wallisii)
E’ forse una delle piante più comuni. Con le sue foglie verdi riempie bene qualsiasi angolo di casa e la disponibilità di varie misure la rende molto versatile. Il suo momento di picco è al momento della fioritura, quando i suoi fiori bianchi sbocciano. Richiede molta acqua. La sua forza purificatrice rimuove 19 microgrammi all’ora di acetone, per questo è utile per chi è avvezzo all’uso dello smalto per unghie e negli studi d’estetista. Oltre a questo riesce a purificare l’aria da 13 microgrammi di metanolo, 7 di benzene, 5 di ammoniaca e 3 di formaldeide.
Altre piante che contrastano ottimamente l’inquinamento domestico sono il clorofito e il croton, che assorbono il monossido di carbonio; la kalanchoe e la tillandsia, che assorbono le radiazioni elettromagnetiche.
Se non vi sono mai interessate le piante, forse queste brevi nozioni possono essere uno stimolo per iniziare a cimentarsi e migliorare il proprio pollice verde. In fin dei conti, il giardinaggio, anche se domestico, è anche un forte antistress!
Greentips…consigli verdi-la pianta dell’immortalità
Come abbiamo anticipato, nel Giardino Commestibile di Giusi Foschia abbiamo fatto delle scoperte bellissime, come la stevia, il dolcificante
naturale senza effetti collaterali. Oggi vi raccontiamo della seconda bella scoperta che Giusi ci ha fatto fare: la Gymnostemma.
Il nome, detto così, non dirà molto ai più e il suo nome comune incuriosisce molto “pianta dell’immortalità”. A essere immortale non è la pianta stessa, ma chi ne fa uso. La gymnostemma è una liana perenne (se coltivata bene, rampica fino a due metri) della famiglia delle Cucubritacee, originaria della Cina. In Oriente (Cina, Giappone e Thailandia) è molto conosciuta e utilizzata, con il nome di Jiaogulan ed il suo impiego varia grazie alle sue innumerevoli virtù.
I benefici che questa piccola piantina, ricca di oligoelementi, amminoacidi, vitamine, proteine e saponine, porta al nostro organismo sono notevoli e agiscono a più
livelli. Per esempio, è un ottimo antiossidante e rallenta i processi dell’invecchiamento; mantiene sotto controllo il colesterolo, aiuta la memoria; stimola il metabolismo dei grassi (e per questo è un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti. Non fa miracoli, ma apporta un buon contributo aumentando il metabolismo dei grassi); migliora le funzionalità del fegato, migliorando la sua capacità di apportare carboidrati e zuccheri ai muscoli (producendo così energia); ha anche effetti antinfiammatori ed è ben quattro volte più potente del comune ginseng e per questo è l’integratore prediletto dagli sportivi. Inoltre, la Jiaogulan allevia lo stress, l’ansia e il nervosismo perché ha proprietà sedative. Aiuta a mantenere le arterie pulite, migliorando il sistema circolatorio e riducendo il rischio di infarti e ictus. In Asia prima e in Europa (dove l’impiego di piante curative è strettamente regolamentato)poi, si sono condotti studi sulla gymnostemma per capire cosa la renda così speciale e se può realmente essere considerata un miracolo della botanica. Sono stati così individuati numerosi flavonoidi e 92 saponine. I suoi composti sono stati chiamati gypsenoidi e sono strettamente collegati alle saponine el ginseng (ginsenosidi), ma più potenti. I test in vitro, poi sugli animali e alcuni sull’uomo hanno messo in evidenza come la gymnostemma contenga dei principi che scientificamente mostrano una reale efficacia. Gli studi condotti hanno confermato che la pianta dell’immortalità ha le seguenti virtù: immunoprotettiva; antiulcera; antitrombotica; antiossidante; epatoprotettiva; antitumorale (ma su questa caratteristica preferiamo non sbilanciarci: la cura per il cancro non è ancora stata trovata, anche se è oramai largamente dimostrato che alcuni elementi natuali o chimici rallentano la malattia); ipolipidemica. I componenti della gymnostemma non sono considerati tossici: il largo uso secolare e gli studi farmacologici compiti l’hanno decretata una pianta sicura e senza effetti indesiderati.
Come assumere questa eccezionale pianta? Innanzitutto è importante consultare un esperto (erborista, fitoterapeuta, medico specializzato in cure naturali), che ne consiglierà l’assunzione in forma di pillole o tavolette orosolubili o masticabili, in capsule, in tisane e infusi. Se ne estrae anche il succo, tramite un particolare processo di centrifugazione, ma la si può anche aggiungere fresca, nell’insalata di tutti i giorni (anche se il suo particolare gusto può non piacere).
Concludendo, si può dire che tre cucchiaini di foglie in un litro di acqua bollente (per un minimo di tre minuti) ci possono mantenere a lungo in perfetta salute!








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