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Greentips…consigli verdi – Scalare marcia: il downshifting

Semplicità volontaria. O, più comunemente: downshifting. E’ questa la tendenza che inizia a prendere piede anche da noi. Vite sempre più stressanti, agende fittissime d’impegni, lavoro, figli, palestra, amici, mille cose da fare e sempre di corsa: questo è lo stile di vita moderno da combattere con la semplicità volontaria.

Ma cosa vuol dire downshifting? Significa, letteralmente, scalare marcia, rallentando  così la propria corsa in automobile. Il termine è stato prestato alla vita di tutti i giorni nel senso di tirare il fiato, rallentare il ritmo, fare meno cose ma farle meglio.  Significa avere più tempo da dedicare ai figli, alla propria casa, agli amici, al proprio compagno o semplicemente per curare di più i propri hobby.

Ovviamente, per avere più tempo, si deve rinunciare a qualcosa ed è questa la vera differenza di chi sceglie di rallentare la propria vita: ridurre le ore di lavoro, con conseguente riduzione di salario.

I downshifter non vivono di rendita, non sono ricchi parvenu che possono permettersi il lusso di “oziare” (nel vero senso del termine), ma hanno scelto consapevolmente di guadagnare di meno pur vivendo dignitosamente. I downshifter scelgono con più cura le cose da acquistare. Non sono schiavi del consumismo e dello shopping sfrenato, perché hanno capito che non è il denaro a fare la felicità, ma bensì tutto ciò che nella vita moderna si esclude a causa del denaro stesso. Per guadagnare di più e spendere quindi di più, si vive di meno. Più ore spese nella ricerca del benessere economico significano più ore passate nel traffico, passate al telefono, passate in ufficio, più nervosismo, più stress, più ansia.

La voglia di regressione controllata si fa così sempre più forte. Si iniziano a comprare meno vestisti, ma più di qualità; si prendono frutta e verdura solo di stagione, mangiando meglio e più sano: c’è anche chi, avendo deciso di prendersi più tempo libero, decide di coltivare le verdure di maggior consumo sul balcone di casa; si riprendono in mano quei vecchi progetti che si facevano per hobby e, perché no, li si mettono anche in vendita; si impara a riciclare e a sprecare meno.

Se noi tutti ci fermassimo un momento a fare i conti delle nostre entrate e uscite, ci accorgeremmo di quanti soldi spendiamo per piccole (o grandi) cose che sono in realtà superflue. Pensiamo, per esempio, a quanti vestiti o scarpe acquistiamo per metterli solo poche volte; a tutte le volte che ci siamo fermati di più in ufficio per concludere un lavoro che ci è stato chiesto all’ultimo momento, togliendoci spazio alla famiglia; a tutte le volte che per pigrizia siamo andati a cenare fuori, anziché preparare in casa cibi sani e saporiti.

Chi si approccia alla semplicità volontaria è oggi una persona che si sente oppresso dalla vita frenetica di tutti i giorni e intende dare un freno energico ai propri ritmi. Non è vero che il tempo è denaro e i downshifter hanno capito che la qualità è di gran lunga preferibile alla qualità. Ritrovare il piacere di creare con le proprie mani oggetti dal sapore antico (coperte, quadri, giocattoli), cucinare per tutta la famiglia (conserve e marmellate, composte, pane, biscotti, torte, omogeneizzati per i propri bambini, ma anche pasticci, sottoli, sottaceti e ancora detersivi e saponi) e tornare ai ritmi conviviali pre-boom economico. Questo è il concetto di “scalare le marce”. E se si guadagna di meno, pazienza. Non sono i soldi a fare la differenza. Non è potersi comperare l’ultima borsa di tendenza o l’auto di lusso, che ci fanno essere migliori: è, piuttosto, riscoprire noi stessi e i nostri cari. Dedicarci con più amore alla nostra famiglia, ai nostri amici, alla nostra casa. Coltivare gli interessi che ci fanno sentire persone migliori, sicuramente più serene ed appagate.

Rallentare i ritmi non è difficile ed è possibile farlo a diversi livelli. Non è detto che si debba per forza rinunciare al proprio stipendio. A volte basta non riempirsi l’agenda di appuntamenti, ma diluirli nel tempo. Se non è possibile fare oggi due cose, meglio farne una al giorno, ma bene!

Rinunciare all’auto e scegliere la bici; preferire il negozio sotto casa al grosso centro commerciale; instaurare rapporti amichevoli con i propri vicini; difendere l’ambiente anziché contribuire a distruggerlo, questo è il downshifting.

Godetevi il vostro tempo libero e godetevi la vostra vita. Ciò che rimane, alla fine, non sono i vestiti ordinati nell’armadio o l’ultimo modello di cellulare, ma è ciò che trasmetterete agli altri. La pace interiore è impagabile!

29 giugno 2011 at 14:06 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi – Cucina eco

Ridurre i rifiuti è una pratica essenziale per vivere meglio. Meno rifiuti, meno discariche, meno sprechi, più soldi e via dicendo… Ma cosa possiamo fare di più, oltre che ad acquistare solo ciò che ci è davvero utile e indispensabile (e possibilmente con un involucro ridottissimo?)

La regola delle 4R (riciclare, riusare, ridurre, recuperare) non è una regola da tenere ben presente solo quando puliamo garage e cantine, ma anche quando cuciniamo.

Pensate a quanti scarti producete ogni volta che cucinate. Il sacchetto dell’umido si riempie e quotidianamente va eliminato, per far spazio ai rifiuti del giorno dopo. Ma è possibile intervenire anche qui, scegliendo ricette a basso impatto che sfruttano gli scarti dei piatti più “nobili” che abbiamo già preparato. Spesso si eliminano le parti più esterne perchè sono dure: una cottura lenta in acqua le ammorbidirà a sufficienza da poterle recuperare.

Esempi tipici sono le patate, i finocchi, le carote, i carciofi o i bacelli dei legumi.Tutti questi scarti possono essere, per esempio, bolliti e ridotti in una crema o un minestrone.

Quante volte avete spellato una carota e avete buttato la parte più esterna per utilizzare il suo interno? Gli scarti delle carote non sono cattivi, sono solo brutti da vedere. Se ben puliti possono essere usati per preparare flan e soufflè.

Le parti più dure del carciofo, le foglie esterne che  generalmente vengono buttate via possono essere invece bollite con acqua salata, poco olio e altri condimenti a piacere e ridotte in crema con un frullatore a immersione. Il patè che si crea è ottimo per condire la pasta o per spalmarlo sul pane o ancora per condire secondi di carne. La crema, impastata con la farina, si può trasformare in gnocchetti da condire classicamente con burro e salvia. Le foglioline e il gambo, invece, se messi in infusione diventano una tisana depurativa.

Le bucce della zucca, invece, sono ottime al forno. La fetta di zucca non sbucciata si può passare in forno, con un dito di acqua, così la polpa diventa morbida e la buccia croccante.

Le bucce di patate possono diventare un perfetto contenitore per salse e altre preparazioni (dopo aver tagliato a metà le patate si passano in forno per ammorbidirne il centro, lo si scava lasciando un po’ di polpa intorno alla buccia: ecco pronta una ciotolina 100% commestibile). Le bucce, se sottili, possono anche essere passate in olio, con l’aggiunta di sale e volendo pepe diventano un’alternativa alle patatine fritte.

Anche chi è abituato a centrifugare frutta e verdura può utilizzare gli scarti. La polpa della frutta potrebbero essere inseriti negli impasti delle torte; mentre gli scarti della verdura possono essere utilizzati come ripieno per quiche e torte salate. Si può anche sbucciare prima la frutta (ma in molti casi si perderebbero vitamine importantissime per il nostro organismo): le bucce di mele e pere, per esempio, sono ottime caramellate per farcire biscottini.

Frutta e verdure sono fonti ricchissime di vitamine e altri nutrimenti, che si possono assumere in forma di tisane e decotti.

Nel caso i risultati non fossero all’altezza delle aspettative rimane sempre la validissima idea di riciclare tutto nella compostiera! In natura nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!

le possibilità di riutilizzare gli scarti in cucina sono infiniti e non comprendono solo frutta e verdura. Noi vi abbiamo dato gli spunti, ora tocca a voi raccontarci le vostre ricette!

 

7 giugno 2011 at 13:52 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi-la pianta dell’immortalità

Come abbiamo anticipato, nel Giardino Commestibile di Giusi Foschia abbiamo fatto delle scoperte bellissime, come la stevia, il dolcificante naturale senza effetti collaterali. Oggi vi raccontiamo della seconda bella scoperta che Giusi ci ha fatto fare: la Gymnostemma.

Il nome, detto così, non dirà molto ai più e il suo nome comune incuriosisce molto “pianta dell’immortalità”. A essere immortale non è la pianta stessa, ma chi ne fa uso. La gymnostemma è una liana perenne (se coltivata bene, rampica fino a due metri) della famiglia delle Cucubritacee, originaria della Cina. In Oriente (Cina, Giappone e Thailandia) è molto conosciuta e utilizzata, con il nome di Jiaogulan ed il suo impiego varia grazie alle sue innumerevoli virtù.

I benefici che questa piccola piantina, ricca di oligoelementi, amminoacidi, vitamine, proteine e saponine, porta al nostro organismo sono notevoli e agiscono a più livelli. Per esempio, è un ottimo antiossidante e rallenta i processi dell’invecchiamento; mantiene sotto controllo il colesterolo, aiuta la memoria; stimola il metabolismo dei grassi (e per questo è un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti. Non fa miracoli, ma apporta un buon contributo aumentando il metabolismo dei grassi); migliora le funzionalità del fegato, migliorando la sua capacità di apportare carboidrati e zuccheri ai muscoli (producendo così energia); ha anche effetti antinfiammatori  ed è ben quattro volte più potente del comune ginseng e per questo è l’integratore prediletto dagli sportivi. Inoltre, la Jiaogulan allevia lo stress, l’ansia e il nervosismo perché ha proprietà sedative. Aiuta a mantenere le arterie pulite, migliorando il sistema circolatorio e riducendo il rischio di infarti e ictus. In Asia prima e in Europa (dove l’impiego di piante curative è strettamente regolamentato)poi, si sono condotti studi sulla gymnostemma per capire cosa la renda così speciale e se può realmente essere considerata un miracolo della botanica. Sono stati così individuati numerosi flavonoidi e 92 saponine. I suoi composti sono stati chiamati gypsenoidi e sono strettamente collegati alle saponine el ginseng (ginsenosidi), ma più potenti. I test in vitro, poi sugli animali e alcuni sull’uomo hanno messo in evidenza come la gymnostemma contenga dei principi che scientificamente mostrano una reale efficacia. Gli studi condotti hanno confermato che la pianta dell’immortalità ha le seguenti virtù: immunoprotettiva; antiulcera; antitrombotica; antiossidante; epatoprotettiva; antitumorale (ma su questa caratteristica preferiamo non sbilanciarci: la cura per il cancro non è ancora stata trovata, anche se è oramai largamente dimostrato che alcuni elementi natuali o chimici rallentano la malattia); ipolipidemica. I componenti della gymnostemma non sono considerati tossici: il largo uso secolare e gli studi farmacologici compiti l’hanno decretata una pianta sicura e senza effetti indesiderati.

Come assumere questa eccezionale pianta? Innanzitutto è importante consultare un esperto (erborista, fitoterapeuta, medico specializzato in cure naturali), che ne consiglierà l’assunzione in forma di pillole o tavolette orosolubili o masticabili, in capsule, in tisane e infusi. Se ne estrae anche il succo, tramite un particolare processo di centrifugazione, ma la si può anche aggiungere fresca, nell’insalata di tutti i giorni (anche se il suo particolare gusto può non piacere).

Concludendo, si può dire che tre cucchiaini di foglie in un litro di acqua bollente (per un minimo di tre minuti) ci possono mantenere a lungo in perfetta salute!

31 maggio 2011 at 11:41 2 commenti

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