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Greentips…consigli verdi-Lampadine, addio!

Alcuni mesi fa avevamo già assistito alla messa al bando delle lampadine a incandescenza più potenti (100W, per intenderci). Dal 1° settembre sono state messe fuori produzione anche quelle da 60w e ora e man mano che si bruceranno, le sostituire con quelle a basso consumo energetico. Una lampadina di nuova generazione può consumare fino all’80% meno di una tradizionale e dura fino a 10 volte di più.

A imporre questa scelta è stata la Comunità Europea, che si è preposta l’obiettivo di ridurre qualsiasi spreco energetico a favore di fonti di energia (annessi e connessi) meno inquinanti e e di ridurre i danni dei cambiamenti climatici che si stanno accentuando ultimamente.

Ma quali sono gli obiettivi della Commissione UE? Il primo è quello di ridurre i consumi del 20% entro il 2020. La sostituzione delle lampadine (non solo in ambito domestico, ma anche industriale) dovrebbe aiutare a ridurli del 10%.

 

La strategia dell’UE per far fronte ai cambiamenti climatici persegue tre obiettivi da realizzare entro il 2020: ridurre le emissioni di gas serra del 20%, ricavare il 20% dell’energia da fonti rinnovabili e tagliare del 20% il consumo energetico.

Piani energetici

Ogni Paese della Comunità Europea è invitato ad attuare qualsiasi correttivo volto alla riduzione dei consumi energetici. Anche i fornitori di energia sono stati esortati a informare i propri clienti affinchè imparino a consumare meno. Il volume annuo dei consumi, secondo le previsioni, dovrebbe ridursi del 1,5%.

I fornitori di energia dovranno incoraggiare i loro clienti a diventare più efficienti dal punto di vista dei consumi, con conseguente riduzione annua del volumi di vendita pari a 1,5%.

Queste sono alcuni dei suggerimenti dati per raggiungere gli obiettivi:

  • aiutare i proprietari di case a migliorare l’efficienza dell’impianto di riscaldamento
  • a installare i doppi vetri
  • isolare il tetto.
  • i governi dovranno ridurre ogni anno il consumo di energia in almeno il 3% degli edifici pubblici e tener conto dell’efficienza energetica nell’acquisto di beni e servizi
  • ai consumatori verranno fornite informazioni gratuite e più chiare sui loro consumi energetici, aiutandoli quindi a gestirli meglio
  • le grandi imprese dovranno sottoporsi ad audit energetici per individuare nuovi metodi di riduzione dei consumi; le imprese più piccole otterranno degli incentivi per fare lo stesso
  • gli organismi nazionali di regolamentazione dell’energia dovranno tener conto dell’efficienza energetica, in particolare quando approvano gli oneri di rete.

Da parte loro, i governi saranno tenuti a controllare l’efficienza delle nuove centrali elettriche e promuovere il recupero del calore residuo.

I passi futuri

I Governi dovranno approvare le misure proposte per rendere l’Europa economicamete più competitiva e a basse emissioni, nel corso di una strategia a lungo termine.

Nel 2014 la Commissione valuterà se l’UE è riuscita a riprendere la corsa verso la riduzione del 20% dei consumi energetici (obiettivo che, stando alla situazione odierna, non verrà raggiunto).  Se necessario, verrà formulata una nuova proposta più vincolante per ciascun Paese membro.

Intanto noi vi esortiamo a fare quanto più possibile per consumare e inquinare meno. Non aspettiamo sempre le regole restrittive dei Governi per fare ciò che dovrebbe esserci spontaneo: preservare il nostro pianeta e ridurre la nostra impronta ecologica.

13 settembre 2011 at 11:14 1 commento

Greentips…consigli verdi-Il nucleare e la salute

Lo tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone sta facendo ancora parlare di sè. La centrale di Fukushima, nella sua immensa tragedia, ha fatto fermare il mondo intero sul futuro del nucleare e ha fatto riflettere il mondo intero. Che l’energia nucelare sia pulita e sicura, non è più una certezza. Anzi, è una bugia chiara a tutti. Ma era necessario un incidente di questa portata, per far capire che il nucleare non è la soluzione, ma è solo il primo di tanti problemi? Vi siete mai chiesti cosa comporti essere esposti alle radiazioni e come viene compromessa la nostra salute? Tutto il nostro corpo ne può risentire, in diverse forme e di radiazioni si può morire.

Gli organi riproduttivi danno risposte differenti alle radiazioni: negli uomoni, gli spermatozoi maturi sono resistenti alle radiazioni, ma le cellule in via di formazione sono, invece, molto sensibili. Bassè quantità di radiazioni condizionano negativamente la produzione spermatica, mentre alti dosaggi rendono permanentemente sterili. Nelle donne, invece, le radiazioni colpiscono maggiormente gli ovociti a media maturazione e, come per gli uomini, alte radiazioni portano a una sterilità permanente.

Nel midollo osseo sono presenti le cellule che “producono” il nostro sangue e sono tra le cellule più sensibili all’irradiamento nucleare. Se il bombardamento nucleare è massiccio e non controllato (come, per esempio, nel caso di un incidente nucleare) la distruzione di un numero elevato di cellule midollari può causare infezioni ed emorragie e compromette la produzione di nuovo sangue.

La pelle è il primo organo che viene esposto alle radiazioni, se presenti nell’ambiente. Il sovradosaggio di radiazioni provoca un forte arrossamento dell’epidermide, che tende però a scoparire in breve tempo. Dopo qualche settimana da questa manifestazione, si presenta un eritema più violento e duraturo. Se l’esposizione è stata massiccia, si presentano bolle, ulcerazioni e perdita di capelli, seguite da anomalie nella pigmentazione anche dopo un lungo lasso di tempo (mesi o addirittura anni).

Il tratto gastrointestinale presenta reazioni simili a quelle cutanee. Le cellule che rivestono la mucosa intestinale vengono letteralmente uccise dalle radiazioni, portando alla inevitabile ulcerazione dei tessuti.

I fisici che negli anni ’40 del secolo scorso hanno lavorato sui ciclotroni, hanno presentato mesi dopo le esposizioni all’irradiazione neutronica, l’opracizzazione del critallinio. L’occhio presenta gradi di gravità crescente proporzionalmente alle dosi di radiazioni a cui è stato esposto.

Nemmeno il cervello e gli altri organi di senso sono immuni ai danni causati dalle radiazioni. Alcuni studi stanno dimostrando che le radiazioni portano il sistema nervoso a produrre sostanze tossiche i cui primi sintomi sono nausea (con vomito), sonnolenza, apatia.

L’esposizione alle radiazioni induce altri gravi effetti sulla salute, che si rivelano a lungo termine.

Per esempio, i soggetti irradiati mostrano i sintomi della Sindrome da panirradiazione acuta, i cui effetti variano a seconda del tempo e della quantità di radiazioni a cui si è stati esposti. Gli effetti negativi più importanti si manifestano nel sistema immunitario, inibendolo e causando così altre malattie immunologiche. Oltre a ciò, si uniscono gravi deficit ematologici. Dopo i primi sintomi (astenia, anoressia, nausea) segue l’atrofia di linfonodi, milza e midollo, comportando anemia, riduzione dei globuli bianchi, delle piastrine ed eccessiva sensibilità alle infezioni. Un’altra sindrome che si manifesta è quella gastrointestinale, i cui sintomi sono nausea, vomito e diarrea. La degenerazione porta alla morte, in stato di shock ipovolemico (riduzione del sangue circolante) e grave disidratazione.

Un altro gravissimo effetto è l’incidenza del cancro. Le statistiche dimostrano una probabilità alta nei soggetti irradiati, che si ammalano di neoplasie e leucemie. Età, genetica ed esposizione inducono diversi effetti sul corpo, ma gli studi osservazionali effettuati sui sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki hanno messo in stretta relazione le radiazioni nucleari e l’aumento dei tumori.

Non sono da considerare minori gli effetti genetici ed ereditari. Altri studi condotti su popolazioni fortemente irradiate (Chernobyl) hanno dimostrato che le radiazioni nocciono gravemente agli embrioni durante la gestazione. Addirittura, nelle prime 5 settimane di gestazione si possono verificare aborti. Se portata a termine la gravidanza, le radiazioni assorbite dai feti portano alla nascita di bambini malformati, gravemente malati o con sindrome di Down. Le più comuni malformazioni riguardano spesso il cervello e consistono nella microcefalia, esencefalia, idrocefalia e anoftalmia. Nelle generazioni successive alla prima, si osservano evidenti lesioni genetiche i cui meccanismi sono ancora allo studio degli esperti.

Non vogliamo entrare in dettagli politici, se sia costoso o no costruire le centrali nucleari o se sul lungo termine sia conveniente o no ottenere in questo modo l’energia. Rimangono indiscutibili gli effetti sulla salute, delle radiazioni nucleari. Basta un incidente per scatenare danni e reazioni a catena sulla salute di una larga parte di popolazione per far capire che il nucleare non è la scelta giusta. (Chernobyl e Fukushima sono un esempio evidentissimo di cosa possa accadere alle persone coinvolte.

Il Governo italiano ha deciso, in questi giorni, di sospendere il referendum previsto il 12 giugno, con cui potevamo scegliere se andare avanti e percorrere la strada del nucleare o no. Al momento ci è stata negata la possibilità di dissentire sulla costruzione di nuove centrali, ma non è detto che in un prossimo futuro si possa esprimere nuovamente il nostro parere.

Noi, Ecogreentips, riteniamo che una classe politica attenta ai desiderata del popolo dovrebbe innanzitutto pensare a come contenere i costi legati all’energia e insegnare ai propri cittadini a risparmiare energia. I capitali così risparmiati dovrebbero essere utilizzati per adottare nuovi sistemi di produzione energetica. E’ così che si sta muovendo il resto d’Europa.

20 aprile 2011 at 11:11 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi-Il mare di plastica

Dall’America importiamo spesso nuove mode, vestiti, diete, modi dire (ricordiamo tutti la parodia di Alberto Sordi quando imitava un inglese maccheronico). Mai avremmo pensato di imitarne anche i difetti più pericolosi e biechi.

E’ recente notizia che anche nel Mediterraneo si sta creando un Pacific Trash Vortex nostrano. Il Census of Marine Life è uno studio che si sta sviluppando da una decina d’anni in 25 aree marine in tutto il mondo e ha messo in evidenza come il Mediterraneo sia a rischio, data la altissima concentrazione di petrolio e plastica. Le acque che bagnano l’Europa mediterranea sono abitate da biodiversità di inestimabile valore. La quantità di pesci, alghe e altre specie marine è messa in serio pericolo dalle condizioni in cui il mare versa.. Non solo l’incuria di ciascuno di noi. Quante volte vi è capitato di vedere i litorali profondamente segnate dal passaggio dell’uomo? Più di 400 tonnellate di riufiuti si trovano in mare, causando danni a tutto l’ecosistema marino.  I grossi pesci scambiano i sacchetti che fluttuano in mare per cibo e li ingeriscono, soffocando. Le tartarughe marine li scambiano per meduse e quindi per cibo. Altri agenti inquinanti delle nostre spiagge sono le sigarette e mozziconi, bottiglie e lattine abbandonate. Speriamo sia superfluo sottolineare che i tempi di biodegradabilità di questi riufiuti sono estremamente lunghi.  Anche il traffico navale contribuisce fortemente nella crescita dell’inquinamento: forse non tutti sanno che ben il 60% delle petroliere transita nel Mediterraneo e qui vi si registra il 27% delle attività legate alla raffinazione del così detto oro nero.

Ci teniamo a far passare questo messaggio: non possiamo chiudere gli occhi davanti a questo scempio. Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto e non possiamo aspettare che siano sempre i politici a prendere provvedimenti, con restrizioni, sanzioni e leggi. In natura tutto è legato e anche le nostre azioni influiscono: se prendiamo l’abitudine di raccogliere i nostri rifiuti e di fettarli correttamente nei cestini; se evitiamo di disperdere i sacchetti di plastica che ancora circolano (e qui ci colleghiamo all’importanza di abolire totalmente le shoppers); se cerchiamo di ridurre i consumi di petrolio adottando sistemi di energie alternative, forse possiamo ancora sperare di arrivare al fatidico giro di boa del non ritorno.

 

11 marzo 2011 at 10:45 1 commento

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