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Greentips…consigli verdi – Disastri petroliferi
Volevamo passare un’estate allegra e spensierata, all’insegna di consigli eco-divertenti. Purtroppo i disastri ecologici che si stanno perpretando in giro per il mondo, ci allontantano dalla leggerezza dell’estate per calarci nuovamente nel vortice nero di raccapriccio e delusione.
Ci riferiamo al disastro al largo della Louisiana, che ancora non può vedere una fine e a quanto sta accadendo in Cina.
Gli americani hanno installato un secondo tappo, più capiente e pesante del precedente. I progetti degli ingegneri prevedevano che il tappo dovesse contenere con maggiore forza la fuori uscita del greggio, mentre due petroliere avevano il compito di aspirare il petrolio.
Sembra che questa nuova soluzione, valutata positivamente anche dallo scettico Presidente Obama, si stia rivelanto nuovamente sbagliata. Infatti, nei pressi della falla si sono aperte nuove brecce, da cui fuoriesce nuovo petrolio. Sono in corso accertamenti per valutare l’entità del danno e i nuovi possibili rimedi.
Mentre si gioiva per l’iniziale successo del secondo tappo al largo del Golfo del Messico, in Cina sono scoppiati due gasdotti nel porto di Dalian, dai quali si sono riversati in mare 1.500 tonnellate di greggio, in un’area di 50km quadrati.
Non possiamo nasconderci dietro un dito: il petrolio, nella vita di tutti i giorni, è ben presente e vivere senza sarebbe praticamente impossibile. Certo è che se ci si impegnasse a usarne meno, a essere meno dipendenti da ciò che viene chiamato “l’oro nero”, si
potrebbe sperare in minori disastri ambientali che non solo deturpano l’ambiente, ma soffocano ogni forma di vita interessata dal disastro, mettendo a rischio l’esistenza di flora e fauna preziosissimi.
Rinunciare all’utilizzo eccessivo dell’automobile; ridurre il riscaldamento nelle case; rifiutare imballaggi eccessivi in plastica; adottare sacchetti riciclabili in stoffa o carta, per esempio, potrebbero rappresentare ottimi accorgimenti per ridurre il petrolio nella vita quotidiana. Vien da sè che meno petrolio si usa, meno bisogno c’è di trivellare il sottosuolo. Imparare a gestire meglio le energie derivanti da fonti rinnovabili sarebbe un atteggiamento corretto per la salvaguardia del nostro Mondo.
Add comment 26 luglio 2010
Greentips…consigli verdi – Disastri petroliferi
Mentre in Luisiana si sta ancora tentando di arginare la falla causata dalla piattaforma petrolifera, è’ notizia di oggi che al largo di Singapore, in acque malesiane, uno scontro tra cargo ha causato un altro disastro ambientale. La petroliera Bunga Kelana 3, di oltre 100 mila tonnellate di stazza, è entrata in collisione con il cargo Mt Vaily, a 13 chilometri dalle coste della Malaysia. Lo squarcio nella fiancata della petroliera è di circa 10 metri e finora sono fuoriuscite circa 2000 tonnellate di petrolio. La capitaneria di porto di Singapore si è subito attivata per prestare soccorso agli equipaggi, ma è evidente che il disastro ambientale è enorme.
Gli incidenti legati all’estrazione, produzione e trasporto di petrolio non sono rari. Da sempre se ne parla, da sempre succede qualcosa per cui -in ogni angolo del mondo- un ecosistema viene distrutto dalla marea nera.
Ricordiamo, per esempio, la piattaforma al largo di Santa Barbara (California, USA) che nel 1969 è esplosa, rilasciando in mare 13mila tonnellate di petrolio, uccidendo 10.000 uccelli. Ancora peggio è accaduto nel 1979, quando in Messico, sempre a causa di una piattaforma, si sono persi in mare, in 9 mesi, 480mila tonnellate di oro nero. Ingenti sono stati gli interventi ambientalisti per salvare le tartarughe marine, che sono state trasportate con aerei in altri ambienti non contaminati. L’uragano Katrina, nel 2005, ha danneggiato pesantemente almeno una trentina di piattaforme. Per quanto riguarda le petroliere, ricordiamo gli incidenti più gravi:
1967, al largo della Cornovaglia, 80.000 tonnellate di greggio perse dalla Torrey Canyon;- 1989, al largo dell’Alaska la Exxon Valdez ha rilasciato circa 38.800 tonnellate di greggio;
- 1991, al largo di Genova, 50.000 tonnellate di greggio; perse dalla Haven;
- 1999, al largo della Francia, 13.000 tonnellate di gasolio perse dalla Erika (bandiera maltese, ma proprietà italiana): il gasolio, arrivato sulle coste bretoni, fece strage di uccelli;
- 1999, al largo delle Galapagos, 170.000 tonnellate di carburante provcarono la morte di numerose specie animali e l’evacuazione di molti altri individui, in seguito alla dichiarazione di stato di emergenza delle autorita ecuadoriane.
La maggior parte delle piattaforme oggi in uso, contrariamente a quanto le major petrolifere voglio lasciar intendere, non sono sicure e non sono di certo all’avanguardia. Per esempio, quella la largo della Luisiana è stata affittata a circa 500mila dollaro al giorno dalla Transocean alla BP. La BP, per la stesas cifra, avrebbe potuto acquistare e utilizzare un sistema migliore, più moderno che prevede un sistema di bloccaggio del pozzo, azionabile dalla superficie. Altri Stati, come Norvegia e Brasile, hanno reso obbligatorio questo sistema. Gli USA si dibattono sull’adozione di questo sistema almeno dal 2000, ma non sono mai stati scelti perchè considerati costosi dal US Mineral Management Service. Ricordiamo che la BP solo nel primo quadrimestre 2010 ha fatturato 6 miliardi di dollari e per attività di lobby al Congresso USA ha speso non meno di 3 milioni e mezzo di dollari. Evidentemente gli interessi economici sono più alti della salvaguardia dell’ambiente. (Fonti Greenpeace).
Ancora non è chiaro quanto si stia riversando in mare, dalla piattaforma al largo della Luisiana. Alcuni stimano che il disastro non sia inferiore a 25.000 barili di greggio al giorno (secondo il Wall Street Journal), mentre la BP -prima dell’incidente- dichiarava una produzione di 150.000 barili al giorno. Alla BP verranno sicuramente addebitati i costi dei danni causati e l’Azienda petrolifera ha già dichiarato che pagherà solo le perdite economiche accertate e quantificabili, ma non cprende in considerazione i danni ambientali. Ricordiamo bene come andò a finire con la Exxon Mobil. Nel 1989 alla Exxon, responsabile del disastro al largo dell’Alaska, erano stati addebitati 287 milioni di danni “tecnici” e 5 miliardi di danni ambientali. Dopo anni di appelli, perizie e udienze, la Exxon ha pagato solo 507,5 milioni di dollari.
Ma cosa succede agli ecosistemi colpiti dalle maree nere? I danni all’ecosistema non sono facili da stimare e da monitorare: le sostanze tossiche presenti nel petrolio hanno effetti sia sul plancton (componente della catena alimentare acquaticca), sia su altre specie.Al largo della Luisiana sono stati rilasciati anche 400.000 litri di disperdenti. Queste sostanze fanno sì che gli uccelli non si ricoprano di catrame (e dal punto di vista dei media è una cosa positiva: vedere uccelli coperti di catrame fa più sensazione e crea sgomento), ma uccidono l’ecosistema sommerso, causando morie di pesci e altre specie, anche già a rischio di estinzione, come il tonno rosso o rettili, come tartarughe e alligatori. Per definire i danni ambientali, è necessario prima di tutto capire qual è l’area interessata e finchè la marea nera è in movimento, non se ne può stimare l’area. Inoltre, alcuni effetti si vedranno solo nelle generazioni future, una volta che il petrolio sarà assimilato dagli individui oggi interessati.
Ma esplosioni e collisioni in alto mare non sono le prime cause di disastro ambientale. Sicuramente sono le più evidenti ed eclatanti, ma
pensiamo, per esempio, anche ai lavaggi delle cisterne (che avvengono con prodotti chimici poi dispersi in mare) e all’aumento della CO2, causata dalla combuistione del petrolio.
L’unico modo per evitare questi danni è quello di abbandonare l’uso del petrolio e dei suoi derivati e adottare sistemi di produzione di energie rinnovabili, come l’eolico o il solare. Anche modificare le nostre abitudini può aiutare molto: ridurre l’uso dell’automobile, preferendo mezzi pubblici o alternativi (per esempio la bicicletta, in città); cambiando le lampadine a incandescenza a favore di quelle a basso consumo, per ridurre l’uso di energia.
6 comments 26 maggio 2010
Greentips…consigli verdi – Buona Pasqua
Add comment 4 aprile 2010
Ecogreentips…consigli verdi – L’energia pulita “sole vento alberi-Presadiretta”
Oggi non vogliamo scrivere di consigli verdi, giardini verticali o tetti verdi.
Non parleremo di inquinamento terrestre, atmosferico o marino.
Vogliamo solo riproporre la puntata che è andata in onda ieri, domenica 7 marzo su Rai3, di Presadiretta dal titolo “Sole vento alberi”.
I contenuti sono importantissimi e i servizi e le interviste proposte ci fanno capire che vivere con l’energia pulita non è solo un dovere sociale, ma è anche remunerativo.
Lasciamo a voi ogni commento della trasmissione, perchè noi siamo rimasti senza parole!
Cliccare sull’immagine per aprire il video in una nuova finestra
E’ richiesta l’installazione di Microsoft Silverlight
1 comment 8 marzo 2010









