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Greentips…consigli verdi-I vantaggi del riciclo
Da anni, ormai, si parla moltissimo di riciclare. Dagli scarti delle nostre cucine ai vecchi computer dei nostri uffici, qualsiasi materiale che debba essere gettato via deve essere riciclato nel cassonetto giusto (o portato nelle discariche comunali).
Suddividere correttamente nei bidoni la carta, il vetro, la plastica all’inizio poteva sembrare una noiosa incombenza e molto spesso, presi da attimi di sconforto per i molteplici dubbi che sovvengono spesso in questi casi, si gettava tutti nell’indifferenziato. Atteggiamenti come questo devono essere dimenticati, ogni materiale deve essere correttamente riciclato per poter donare loro nuova vita.
Ma cosa significa, questo? Cosa comporta, a livello pratico, riciclare del materiale usato piuttosto che produrne di nuovo?
Ecco qualche dato:
Carta: per produrne una tonnella occorrono 15 alberi; 440.000 litri d’acqua e 7.600 kWh di energia elettrica
Carta riciclata: per produrne una tonnellata occorrono 0 alberi, 1.800 litri di acqua e 2.700 kWh di energia elettrica
Vetro: occorrono silice, soda e carbonato di calcio e la temperatura di fusione di 1500 C°.
Vetro riciclato: metà silice, metà soda e metà carbonato del precedente e una temperatura di fusione molto più bassa
Alluminio: per produrne un kg serve della bauxite e 14/16 kWh di energia elettrica
Alluminio riciclato: solo 0.7/0.8 kWh di energia elettrica
(Ringraziamo il sito differenziata.org per gli ottimi suggerimenti)
Nell’indifferenziato, lo abbiamo già detto, ci può finire di tutto. Ma non è giusto nei confronti dell’Ambiente che ci ospita (sfruttato per l’estrazione delle materie prime), nè per le nostre tasche, dal momento che produrre materie prime nuove costa tantissimo e riciclare costa molto meno. Inoltre, ricordiamo che dall’indotto del riciclo si possono ottenere altre cose, come energia per il riscaldamento delle abitazioni o per la produzione industriale. Perchè buttar via ciò che già abbiamo?
Differenziare i materiali dipende da comune a comune, a seconda dell’impianto di smaltimento rifiuti adottato da ciascuna città. Capita quindi che alcune amministrazioni consentano di riciclare con la plastica anche il polistirolo. Altre chiedono che questo venga gettato nell’indifferenziato. In linea di massima, però, la plastica comune (flaconi di detersivi, shampoo, bagnoschiuma, retine della verdura, confezioni di plastica per alimenti) possano essere riciclati assieme. Se poi vi avanzano dei sacchetti di plastica, o ne avete alcuni troppo malconci per poterli usare ancora, li potete usare per raccogliere la plastica di casa e gettarli nell0apposito cassonetto.
Il vetro è facile: quasi sempre è possibile smaltirlo con la latta, quindi le bottiglie (acqua, vino, liquori, olio) possono essere eliminate nell’apposita campana così come sono. Non è il caso di chiuderli in sacchetti, nè di carta nè di plastica. Ricordiamo che il vetro è il materiale che ha il più alto grado di riclicabilità. Non si scarta quasi nulla dalla sua lavorazione e può essere riclicato e reimpastato all’infinito, non perdendo mai le sue qualità originali. Non occorre sottolineare che il vetro è il miglior contenitorie per qualsiasi alimento: non rilascia alcuna sostanza nociva e non altera gusto o colore del contenuto.
Anche la carta ha un alto grado di riciclabilità. Se correttamente raccolta e lavorata, può essere riciclata a lungo e più volte. Molti pensano che la carta riciclata sia carta di scarsa qualità, ma non è così. E’ vero che ha un colore diverso da quella nuova, ma per gli usi più comuni è perfetta. Ci si potrebbe limitare a utilizzare la carta appena prodotta per i documenti ufficiali, o per altri usi specifici. Per il resto (uso domestico, uso alimentare, o in ufficio) va benissimo. Non vengono tagliati alberi per produrla e anche il risparmio energetico è notevole. E’ anche possibile provare a fare in casa la carta riciclata: ecco come.
Gli scarti umidi delle nostre cucine, invece, possono prendere due vie: i più fortunati, quelli che posseggono un giardino, possono riversare in compostiere i loro avanzi e ottenere della terra fertile. Gli altri devono raccogliere l’umido in appositi sacchetti (di solito sono di carta riciclata, o di materbi, la plastica naturale prodotta dal mais) e gettati negli appositi cassonetti.
Riciclare non è difficile. E’ un esercizio domestico che non comporta nessuno sforzo, ma facendono correttamente si possono ottenere grandi risultati. Non è nemmeno detto che si debbano per forza buttare via oggetti di uso comune. La plastica, per esempio, può essere trasformata in oggetti nuovi. Basta avere un po’ di manualità e creatività.
Pensateci, la prossima volta che gettate via qualcosa!
Add comment 29 luglio 2010
Greentips…consigli verdi – La storia dei giardini pensili
Quando giardino e cielo si incontrano … Nasce il verde pensile.
La storia del verde pensile è vecchia come il mondo. Già le popolazioni più antiche utilizzavano rudimentali coperture verdi per le loro capanne, con l’intento di proteggersi e forse confondersi nell’ambiente, mimetizzandosi. Ma i primi veri giardini pensili vengono fatti storicamente risalire all’epoca di Nabuccodonosor, re di Babilonia (nei pressi dell’odierna Baghdad, Iraq) intorno al 590 a. C. Nabuccodonosor volle rendere omaggio alla sua sposta, Semiramide, ricreando intorno a lei la vegetazione delle terre da cui proveniva. La città venne così trasformata con terrazze a gradoni, su cui venivano fatte crescere piante di ogni tipo, dalle rose ai cipressi. Si narra che i giardini di Babilonia fossero una delle Sette Meraviglie del mondo. La pavimentazione dei
gradoni veniva lastricata di bitume, pietre e piombo, per garantirne impermeabilità e solidità e le piante venivano irrigate dall’acqua sollevata con pompe a ciotola dall’Eufrate. Splendide colonne di mattoni cotti sorreggevano le terrazze, le arcate e le gallerie che costituivano i meravigliosi giardini. Anche nella vicina città di Ur si costruirono terrazze per coltivare gli orti. Nella cultura della Mesopotamia, il concetto di “giardino” è molto simile al concetto di “paradiso”.Non entriamo nel merito di cosa questo implichi, passando per il Paradiso Terrestre.
Anche successive civiltà si sono ingegnate per abbellire i tetti delle proprie città, basti ricordare – in epoca romana- il mausoleo di Augusto, per esempio. Nel Rinascimento, periodo storico culturalmente alto, si ha avuto un rilancio forte e deciso del giardino pensile e molti palazzi dell’epoca prevedevano terrazze e coperture verdi (Palazzo Piccolomini di Pienza, Palazzo Montefeltro di Urbino, l’Orangerie du Chateau di Versailles, per esempio). Tale tendenza, che negli anni ha subito degli alti e bassi, non si è ancora conclusa e, anzi, al giorno d’oggi ha ripreso nuova vita: ricordiamo gli architetti Gropius, Frank Lloyd Wright e Le Corbusier. I tetti verdi e tutte le altre integrazioni urbane a verde (pareti verticali, giardini pensili) non hanno solo la funzione di abbellire le nostre case, ridà nuova vita a uno spazio spesso inutilizzato, offrendo un angolo di relax e risposo. Le coperture verdi,
infatti, offrono vantaggi preziosissimi per la vita di oggi: trattengono l’acqua piovana, riducendo eventuali allagamenti; riduce lo smog, assorbendo le emissioni nocive; assorbe il calore prodotto dai tetti in cemento o lamiera delle città in estate (un tetto può raggiungere i 65°-70°, facendo così aumentare anche di due gradi le temperature cittadine, rilasciando calore); riduce la dispersione di calore all’esterno, nei mesi invernali, migliorando l’efficienza dell’impianto di riscaldamento. Le tecniche adottate oggi e la tecnologia sviluppatasi negli ultimi anni rende i giardini pensili sicuri da possibili infiltrazioni e dagli apparati radicali delle piante insediate. I progettisti sono in grado di valutare quale sia la migliore copertura per lo spazio da ricoprire, suggerendo le piante più adatte e il fondo migliore.
Add comment 27 luglio 2010
Greentips…consigli verdi – Disastri petroliferi
Volevamo passare un’estate allegra e spensierata, all’insegna di consigli eco-divertenti. Purtroppo i disastri ecologici che si stanno perpretando in giro per il mondo, ci allontantano dalla leggerezza dell’estate per calarci nuovamente nel vortice nero di raccapriccio e delusione.
Ci riferiamo al disastro al largo della Louisiana, che ancora non può vedere una fine e a quanto sta accadendo in Cina.
Gli americani hanno installato un secondo tappo, più capiente e pesante del precedente. I progetti degli ingegneri prevedevano che il tappo dovesse contenere con maggiore forza la fuori uscita del greggio, mentre due petroliere avevano il compito di aspirare il petrolio.
Sembra che questa nuova soluzione, valutata positivamente anche dallo scettico Presidente Obama, si stia rivelanto nuovamente sbagliata. Infatti, nei pressi della falla si sono aperte nuove brecce, da cui fuoriesce nuovo petrolio. Sono in corso accertamenti per valutare l’entità del danno e i nuovi possibili rimedi.
Mentre si gioiva per l’iniziale successo del secondo tappo al largo del Golfo del Messico, in Cina sono scoppiati due gasdotti nel porto di Dalian, dai quali si sono riversati in mare 1.500 tonnellate di greggio, in un’area di 50km quadrati.
Non possiamo nasconderci dietro un dito: il petrolio, nella vita di tutti i giorni, è ben presente e vivere senza sarebbe praticamente impossibile. Certo è che se ci si impegnasse a usarne meno, a essere meno dipendenti da ciò che viene chiamato “l’oro nero”, si
potrebbe sperare in minori disastri ambientali che non solo deturpano l’ambiente, ma soffocano ogni forma di vita interessata dal disastro, mettendo a rischio l’esistenza di flora e fauna preziosissimi.
Rinunciare all’utilizzo eccessivo dell’automobile; ridurre il riscaldamento nelle case; rifiutare imballaggi eccessivi in plastica; adottare sacchetti riciclabili in stoffa o carta, per esempio, potrebbero rappresentare ottimi accorgimenti per ridurre il petrolio nella vita quotidiana. Vien da sè che meno petrolio si usa, meno bisogno c’è di trivellare il sottosuolo. Imparare a gestire meglio le energie derivanti da fonti rinnovabili sarebbe un atteggiamento corretto per la salvaguardia del nostro Mondo.
Add comment 26 luglio 2010
Greentips…consigli verdi – I saponi e le creme fai da te
Dopo una lunga pausa, gli EcoGreenTips tornano con alcune pratiche ricette per creare in casa saponi e creme naturali. L’estate è il periodo migliore per dilettarsi in queste cose, sia perchè si ha più tempo a disposizione, sia perchè si trovano più facilmente gli ingredienti freschi.
Ecco, quindi, qualche consiglio:
Il sapone alla lavanda e camomilla
Ingredienti:
3 pugni di sapone di marsiglia neutro grattugiato
1 tazzina da caffè di infuso concentrato di camomilla
2 cucchiai di fiori di lavanda secchi
1 cucchiaio di fiori di camomilla secchi
1 cucchiaio di olio di jojoba
15 gocce di olio essenziale di lavanda
Mettete il sapone di marsiglia grattuggiato in una ciotola, create una fontana nel mezzo e posatevi i fiori di lavanda e di camomilla. Poi aggiungete l’olio di jojoba e l’infuso di camomilla e mescolate bene, o con le mani o con l’aiuto di un cucchiaio di legno. Il composto ottenuto deve riposare in frigo per una notte, lo si può mettere in stampini di varie forme. (Se volete ottenere piccole saponette, potete usare le forme per il ghiaccio. Oggi ne esistono di tantissime forme in commercio). Quando verranno estratte dal frigo, le saponette devono asciugare su un canovaccio di tela. Se notate che l’impasto, una volta asciutto, è troppo liquido, provate a dosare diversamente gli ingredienti: aggiungere sapone di marsiglia o mettere meno olio di jojoba possono variare di molto la consistenza finale del sapone.
Sapone al cocco e miele
Ingredienti:
3 pugni di sapone di marsiglia neutro grattugiato
3 cucchiai di cocco in scaglie
1 cucchiaio di miele di acacia
1 cucchiaio di yogurt bianco intero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia in polvere
5 gocce di olio essenziale di ylang ylang
5 gocce di olio essenziale di gardenia
Chi vuole, invece, un sapone più fresco ed energizzante, può provare a creare questo con oli essenziali di ylang ylang e gardenia. La procedura è simile a quella del sapone precedente: mettete il sapone in scaglie in una ciotola, aggiungete il cocco in scaglie e la vaniglia. Dopo aggiungete il miele e lo yogurt. Mescolate bene, mettete l’impasto negli stampi che avete scelto e lasciatelo una notte in frigo. Una volta tolto dal frigo, il sapone deve asciugare all’aria, adagiato su canovacci di tela.
La cera d’api si presta, come base, a moltissime altre preparazioni. Vi diamo altre due ricette per le labbra.
3 grammi di cera d’api
1 grammo di burro di karitè
1 cucchiaino di olio di ricino
1 grammo di cioccolato fondente
1 grammo di cioccolato al latte
1 grammo di cioccolato bianco
Fate scogliere la cera d’api a bagno maria (è il metodo migliore per non rovinare la cera) e quando sarà per metà fusa, aggiungete l’olio di ricino. Poco prima che sia completamente liquida, aggiungete il burro di karitè e il cioccolato e continuate la fusione, mescolando con un cucchiaio di legno. Il liquido ottenuto può essere messo in uno stick da lucidalabbra finito, oppure in un vasetto e quindi applicato sulle labbra con le dita.
Ingredienti
15 grammi di cera d’api
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio di olio di mandorle
7 gocce olio essenziale di arancio dolce
10 grammi di cera d’api
10 grammi di burro di karitè
1 cucchiaio di olio di jojoba
7 gocce di olio essenziale di arancio dolce
Siero anti imperfezioni al tea tree e lavanda
Ingredienti:
5 ml di acqua distillata
10 gocce di olio essenziale di tea tree
15 gocce di olio essenziale di lavanda
5 gocce di olio di sesamo
Add comment 21 luglio 2010










