Post archiviati sotto 'Disastri ecologici'

Greentips…consigli verdi-Il mare di plastica

Dall’America importiamo spesso nuove mode, vestiti, diete, modi dire (ricordiamo tutti la parodia di Alberto Sordi quando imitava un inglese maccheronico). Mai avremmo pensato di imitarne anche i difetti più pericolosi e biechi.

E’ recente notizia che anche nel Mediterraneo si sta creando un Pacific Trash Vortex nostrano. Il Census of Marine Life è uno studio che si sta sviluppando da una decina d’anni in 25 aree marine in tutto il mondo e ha messo in evidenza come il Mediterraneo sia a rischio, data la altissima concentrazione di petrolio e plastica. Le acque che bagnano l’Europa mediterranea sono abitate da biodiversità di inestimabile valore. La quantità di pesci, alghe e altre specie marine è messa in serio pericolo dalle condizioni in cui il mare versa.. Non solo l’incuria di ciascuno di noi. Quante volte vi è capitato di vedere i litorali profondamente segnate dal passaggio dell’uomo? Più di 400 tonnellate di riufiuti si trovano in mare, causando danni a tutto l’ecosistema marino.  I grossi pesci scambiano i sacchetti che fluttuano in mare per cibo e li ingeriscono, soffocando. Le tartarughe marine li scambiano per meduse e quindi per cibo. Altri agenti inquinanti delle nostre spiagge sono le sigarette e mozziconi, bottiglie e lattine abbandonate. Speriamo sia superfluo sottolineare che i tempi di biodegradabilità di questi riufiuti sono estremamente lunghi.  Anche il traffico navale contribuisce fortemente nella crescita dell’inquinamento: forse non tutti sanno che ben il 60% delle petroliere transita nel Mediterraneo e qui vi si registra il 27% delle attività legate alla raffinazione del così detto oro nero.

Ci teniamo a far passare questo messaggio: non possiamo chiudere gli occhi davanti a questo scempio. Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto e non possiamo aspettare che siano sempre i politici a prendere provvedimenti, con restrizioni, sanzioni e leggi. In natura tutto è legato e anche le nostre azioni influiscono: se prendiamo l’abitudine di raccogliere i nostri rifiuti e di fettarli correttamente nei cestini; se evitiamo di disperdere i sacchetti di plastica che ancora circolano (e qui ci colleghiamo all’importanza di abolire totalmente le shoppers); se cerchiamo di ridurre i consumi di petrolio adottando sistemi di energie alternative, forse possiamo ancora sperare di arrivare al fatidico giro di boa del non ritorno.

 

11 marzo 2011 at 10:45 1 commento

Greentips…consigli verdi-Era troppo bello per essere vero

Ci siamo.

Nonostante la buona volontà del Governo di abolire le borse di plastica dal primo gennaio di quest’anno, ci pensano gli altri a mettere i bastoni tra le ruote.

Sembra infatti che, così come è stata varata e attivata, la legge che vieta i sacchetti di plastica negli esercizi pubblici non sia valida.

Stando alle notizie pubblicate su Polimerica (il sito dedicato alla plastica e le notizie che la riguardano), sembra che la nuova legge non sia in linea con le norme europee sugli imballaggi. Innanzitutto il nostro Governo non ha notificato alla Comunità Europea  il divieto che stava attuando con la dovuta tempistica. Inoltre, l’Europa contesta il fatto che in Italia non possono essere proibiti imballaggi accettati negli altri Paesi Europei.

Insomma, un bel guaio!

La linea dura dei produttori di sacchetti di plastica e le associazioni nazionali ed europee hanno avanzato una mozione contro la legge italiana.

Polimerica dice che le associazioni nazionali ed europee di produttori di sacchetti di plastica si sono già appellate a Bruxelles contro la legge italiana, appellandosi alla  direttiva europea sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio 94/62/CE, in cui si  “afferma espressamente che gli stati membri non possono ostacolare l’immissione sul mercato di imballaggi conformi alle disposizioni della stessa direttiva”.

Vietare da noi degli imballaggi ceh in altri Paesi sono ammessi, violerebbe il principio della libera circolazione delle merci sul mercato unico europeo.

Una volta tanto che l’Italia ha pensato alla salvaguardia dell’ambiente, i cavilli burocratici ci impediscono di essere un Paese virtuoso.

E come si fa, allora?

Spetta a noi attuare la nostra normativa, che sia o no legale, rifiutando i sacchetti di plastica se ci vengono proposti.Prendiamo l’abitudine di portare con noi delle borse riutilizzabili (come le sporte di tela, di tessuto-non tessuto, di carta, di paglia…) da utilizzare per la nostra spesa quotidiana. Prendiamo l’abitudine di riciclare correttamente la plastica che portiamo a casa, volenti o nolenti, con gli imballaggi di ciò che acquistiamo. Cerchiamo di ridurre il nostro consumo, cercando di acquistare saponi e latte alla spina, per esempio.

 

 

Vi ricordiamo che in aprile si terrà la seconda edizione di Porta la Sporta, la settimana di sensibilizzazione cittadina a rinunciare all’uso della plastica almeno per una settimana (che, ovviamente, si può protrarre per tutto l’anno tutti gli anni!).

 

26 gennaio 2011 at 11:38 3 commenti

Greentips…consigli verdi-il petrolio in casa

Ci risiamo.
Mentre i giornali riportano le notizie degli scandali politici, in Sardegna si sta vivendo un dramma ambientale e quasi nessuno ne parla.

E il disastro ambientale, anche questa volta, è causato da un versamento di petrolio in mare. Forse nel nostro BelPaese la forza mediatica relativa all’ambiente è scarsissima e non abbiamo le capacità degli Americani di sollevare l’attenzione mondiale ai massimi livelli (ci riferiamo al disastro al largo della Luisiana, che coinvolse l’inglese BP), ma tacere quanto sta accadendo in Sardegna, nel golfo dell’Asinara, è il vero scandalo.

 

Riportiamo quanto scritto da Gigi Puggioni, di Unione Sarda, il 16 gennaio:

“…I FATTI È domenica 9 gennaio quanto la nave cisterna Emeralda attracca alla banchina di Fiume Santo. Ha un carico di 27 mila litri di olio combustibile destinato ai più vecchi gruppi della centrale. Alle 23 cominciano le operazioni di scarico. L’olio passa dalla nave alla parte iniziale dell’oleodotto lungo oltre quattro chilometri. I primi sei metri di tubazioni sono sotto la banchina, interrate fra il cemento. Un particolare questo fondamentale perché ha impedito al personale che seguiva le operazioni di accorgersi in tempo reale dello sversamento.
L’ALLARME È scattato poco prima delle 16 di lunedì, diciassette ore dopo l’inizio delle operazioni di scarico. Ma a che ora è cominciato lo sversamento? Quando la pompa è stata danneggiata dal cedimento di un pezzo in cemento della banchina? Secondo i tecnici sono interrogativi che difficilmente avranno una risposta certa.
I TECNICI «Quel che possiamo dire – confermano peraltro dalla Capitaneria di Porto che ha competenza primaria sull’attività ambientale – è che le operazioni si sono svolte con le modalità prescritte. Vale a dire, le panne galleggianti attorno alla nave e un mezzo antinquinamento all’interno del bacino».
Come l’olio abbia potuto raggiungere anche il mare superando la barriera rappresentata dal molo è spiegabile solo con la presenza sotto la banchina di fessure attraverso le quali è potuto uscire.”

I cittadini, per lo più volontari, si sono subito mobilitati per cercare di ripulire dal petrolio quanta più costa possibile riversato dagli impianti danneggati della tedesca E.On, per cercare di arginare questa gravissima emergenza ambientale. Sono a rischio le coste di una delle più belle zone della Sardegna, intorno a Porto Torres. E’ a rischio l’intero ecosistema dell’isola dell’Asinara e l’arcipelago della Maddalena.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media, un gruppo di artisti dell’exQ di Sassari e dal circolo di Rifondazione Comunista Utalabì hanno usato i sacchi neri pieni di petrolio raccolto per disegnare sulla sabbia una balena.

Alla Nuova Sardegna, gli attivisti spiegano che “La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla marea nera, ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso da una ingiustificabile negligenza della multinazionale E.On”.

Al momento si lavora per cercare di ridurre il danno ambientale, per ripulire acqua e coste dal petrolio. Sembra che i tempestivi soccorsi e il ripristino del condotto sottomarino non abbiano permesso di vivere una tragedia ben più grande, come accadde in Luisiana, al largo del Golfo del Messico.

Questo è l’ennesimo disastro che ci deve far riflettere. Non possiamo permetterci di perdere nemmeno una specie del delicato ecosistema marino. Per evitare che si possano verificare nuovi incidenti, è necessario che le miliardarie compagnie petrolifere effettuino, innanzitutto, delle ispezioni accurate dei loro impianti (spesso obsoleti) e che provvedano alla loro manutenzione. Purtroppo è utopistico rinunciare del tutto al petrolio che, se ben usato e impiegato, di per sè è anche utile. Ciò che rovina il nostro Pianeta è lo sconsiderato uso che se ne fa, senza curarsi delle conseguenze.

Inoltre, è importante che ognuno di noi capisca quando il petrolio è necessario e quando no. Già rinunciare alle superflue borse di plastica per la spesa potrebbe fare la differenza. Per questo vi segnaliamo che in aprile si terrà la seconda edizione di Porta la Sporta, settimana di sensibilizzazione ad un uso consapevole dei derivati petroliferi.

 

20 gennaio 2011 at 10:34 Lascia un commento

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