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Greentips…consigli verdi-Il nucleare e la salute

Lo tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone sta facendo ancora parlare di sè. La centrale di Fukushima, nella sua immensa tragedia, ha fatto fermare il mondo intero sul futuro del nucleare e ha fatto riflettere il mondo intero. Che l’energia nucelare sia pulita e sicura, non è più una certezza. Anzi, è una bugia chiara a tutti. Ma era necessario un incidente di questa portata, per far capire che il nucleare non è la soluzione, ma è solo il primo di tanti problemi? Vi siete mai chiesti cosa comporti essere esposti alle radiazioni e come viene compromessa la nostra salute? Tutto il nostro corpo ne può risentire, in diverse forme e di radiazioni si può morire.

Gli organi riproduttivi danno risposte differenti alle radiazioni: negli uomoni, gli spermatozoi maturi sono resistenti alle radiazioni, ma le cellule in via di formazione sono, invece, molto sensibili. Bassè quantità di radiazioni condizionano negativamente la produzione spermatica, mentre alti dosaggi rendono permanentemente sterili. Nelle donne, invece, le radiazioni colpiscono maggiormente gli ovociti a media maturazione e, come per gli uomini, alte radiazioni portano a una sterilità permanente.

Nel midollo osseo sono presenti le cellule che “producono” il nostro sangue e sono tra le cellule più sensibili all’irradiamento nucleare. Se il bombardamento nucleare è massiccio e non controllato (come, per esempio, nel caso di un incidente nucleare) la distruzione di un numero elevato di cellule midollari può causare infezioni ed emorragie e compromette la produzione di nuovo sangue.

La pelle è il primo organo che viene esposto alle radiazioni, se presenti nell’ambiente. Il sovradosaggio di radiazioni provoca un forte arrossamento dell’epidermide, che tende però a scoparire in breve tempo. Dopo qualche settimana da questa manifestazione, si presenta un eritema più violento e duraturo. Se l’esposizione è stata massiccia, si presentano bolle, ulcerazioni e perdita di capelli, seguite da anomalie nella pigmentazione anche dopo un lungo lasso di tempo (mesi o addirittura anni).

Il tratto gastrointestinale presenta reazioni simili a quelle cutanee. Le cellule che rivestono la mucosa intestinale vengono letteralmente uccise dalle radiazioni, portando alla inevitabile ulcerazione dei tessuti.

I fisici che negli anni ’40 del secolo scorso hanno lavorato sui ciclotroni, hanno presentato mesi dopo le esposizioni all’irradiazione neutronica, l’opracizzazione del critallinio. L’occhio presenta gradi di gravità crescente proporzionalmente alle dosi di radiazioni a cui è stato esposto.

Nemmeno il cervello e gli altri organi di senso sono immuni ai danni causati dalle radiazioni. Alcuni studi stanno dimostrando che le radiazioni portano il sistema nervoso a produrre sostanze tossiche i cui primi sintomi sono nausea (con vomito), sonnolenza, apatia.

L’esposizione alle radiazioni induce altri gravi effetti sulla salute, che si rivelano a lungo termine.

Per esempio, i soggetti irradiati mostrano i sintomi della Sindrome da panirradiazione acuta, i cui effetti variano a seconda del tempo e della quantità di radiazioni a cui si è stati esposti. Gli effetti negativi più importanti si manifestano nel sistema immunitario, inibendolo e causando così altre malattie immunologiche. Oltre a ciò, si uniscono gravi deficit ematologici. Dopo i primi sintomi (astenia, anoressia, nausea) segue l’atrofia di linfonodi, milza e midollo, comportando anemia, riduzione dei globuli bianchi, delle piastrine ed eccessiva sensibilità alle infezioni. Un’altra sindrome che si manifesta è quella gastrointestinale, i cui sintomi sono nausea, vomito e diarrea. La degenerazione porta alla morte, in stato di shock ipovolemico (riduzione del sangue circolante) e grave disidratazione.

Un altro gravissimo effetto è l’incidenza del cancro. Le statistiche dimostrano una probabilità alta nei soggetti irradiati, che si ammalano di neoplasie e leucemie. Età, genetica ed esposizione inducono diversi effetti sul corpo, ma gli studi osservazionali effettuati sui sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki hanno messo in stretta relazione le radiazioni nucleari e l’aumento dei tumori.

Non sono da considerare minori gli effetti genetici ed ereditari. Altri studi condotti su popolazioni fortemente irradiate (Chernobyl) hanno dimostrato che le radiazioni nocciono gravemente agli embrioni durante la gestazione. Addirittura, nelle prime 5 settimane di gestazione si possono verificare aborti. Se portata a termine la gravidanza, le radiazioni assorbite dai feti portano alla nascita di bambini malformati, gravemente malati o con sindrome di Down. Le più comuni malformazioni riguardano spesso il cervello e consistono nella microcefalia, esencefalia, idrocefalia e anoftalmia. Nelle generazioni successive alla prima, si osservano evidenti lesioni genetiche i cui meccanismi sono ancora allo studio degli esperti.

Non vogliamo entrare in dettagli politici, se sia costoso o no costruire le centrali nucleari o se sul lungo termine sia conveniente o no ottenere in questo modo l’energia. Rimangono indiscutibili gli effetti sulla salute, delle radiazioni nucleari. Basta un incidente per scatenare danni e reazioni a catena sulla salute di una larga parte di popolazione per far capire che il nucleare non è la scelta giusta. (Chernobyl e Fukushima sono un esempio evidentissimo di cosa possa accadere alle persone coinvolte.

Il Governo italiano ha deciso, in questi giorni, di sospendere il referendum previsto il 12 giugno, con cui potevamo scegliere se andare avanti e percorrere la strada del nucleare o no. Al momento ci è stata negata la possibilità di dissentire sulla costruzione di nuove centrali, ma non è detto che in un prossimo futuro si possa esprimere nuovamente il nostro parere.

Noi, Ecogreentips, riteniamo che una classe politica attenta ai desiderata del popolo dovrebbe innanzitutto pensare a come contenere i costi legati all’energia e insegnare ai propri cittadini a risparmiare energia. I capitali così risparmiati dovrebbero essere utilizzati per adottare nuovi sistemi di produzione energetica. E’ così che si sta muovendo il resto d’Europa.

20 aprile 2011 at 11:11 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi-Disastro nucleare di Fukushima

Sinora ci siamo volutamente astenuti da commentare o riportare qualsiasi informazione legata al disastroso terremoto che ha messo in crisi il Giappone. Le notizie sono moltissime e tutte molto preoccupanti. Il problema più grosso, passata l’emergenza, rimane la ben nota situazione della centrale nucleare di Fukushima.

Non esprimeremo le nostre opinioni sull’utilizzo del nucleare (secondo voi, che posizione abbiamo?), ma vorremmo riportare il comunicato stampa diramato dalle Società Scientifiche Associazione Medici Endocrinologi, Associazione Italiana Tiroide e Associazione Italiana Medicina Nucleare in merito alle possibili conseguenze della dispersione di radiazioni:

“Questo documento si riferisce alle possibili conseguenze per la popolazione giapponese dei recenti danni apportati dal sisma alla centrale nucleare di Fukushima.

In base alle informazioni esistenti al momento della redazione di questo documento, non esiste alcun rischio per la popolazione residente nel nostro Paese e non è quindi indicata alcuna misura terapeutica o preventiva. Tuttavia, alla luce delle notizie riguardanti il transito sull’Italia di una nube contenente particelle radioattive, riteniamo  opportuno fornire delle risposte precise alle domande che possono essere poste al riguardo.

  • Quali sono le possibili malattie che la popolazione giapponese rischia di contrarre a livello delle ghiandole endocrine?

L’unica ghiandola endocrina che corre il rischio di ammalarsi in seguito alla contaminazione da sostanze radioattive è la tiroide. Tra le sostanze radioattive disperse nell’ambiente in seguito al danno del reattore di Fukushima, c’è lo iodio-131. Lo iodio si accumula nella tiroide e vi rimane per alcuni giorni. La tiroide, però, non è in grado di distinguere la iodio radioattivo (131I) dallo iodio normale, non radioattivo. In presenza di elevate concentrazioni di 131I nei liquidi o nei cibi, questo si accumula nella tiroide e irradia le cellule di questa ghiandola.

L’irraggiamento della tiroide da parte dello 131I, non necessariamente esita in un danno clinicamente rilevante. Lo 131I viene impiegato normalmente in diagnostica per lo studio della funzione tiroidea e non provoca alcun danno alle bassi dosi somministrate. Il nostro organismo, infatti, è dotato da sempre di sistemi per la riparazione dei danni indotti da basse dosi di radiazioni, a cui siamo costantemente esposti per la presenza di elementi radioattivi nel terreno e attraverso l’atmosfera con le radiazioni cosmiche.

Quando i danni prodotti dalle radiazioni eccedono la capacità riparatrice dell’organismo, possono tradursi in un danno clinicamente rilevante. La possibilità che questo avvenga aumenta con l’aumentare della dose di radiazioni a cui è esposta la tiroide. Per livelli di radiazioni elevati (superiori a 100 mSv nell’adulto) la probabilità di ammalare di tumore della tiroide aumenta in modo significativo. L’esperienza di Chernobyl ci ha insegnato che i tumori della tiroide indotti dalle radiazioni compaiono dopo circa 10-20 anni.  E’ necessaria, pertanto, la sorveglianza medica per tutta la vita dei soggetti eventualmente contaminati.

  • Quali sono i rischi maggiori per quanti entrano in contatto con le sostanze radioattive?

Dipende dall’intensità delle radiazioni assorbite e dal tipo. Nelle persone che si trovano nelle immediate vicinanze di materiale radioattivo che emette radiazioni con elevata intensità i danni maggiori e più precoci sono al midollo osseo e all’intestino con conseguente suscettibilità alle infezioni, possibili emorragie e malassorbimento del cibo. Questa condizione si chiama sindrome acuta da radiazioni e si verifica solo per livelli di radioattività molto elevati, non raggiunti nel corso dell’incidente a Fukushima. Questa minaccia non riguarda la popolazione generale ma solo il personale che si trova all’interno o nelle immediate vicinanze del reattore al momento dell’incidente.

Per la popolazione che vive nelle zone limitrofe, o che mangia alimenti contaminati provenienti dalle zone a rischio, il pericolo deriva dalla possibile ingestione con il cibo o inalazione dall’aria di sostanze disperse in seguito all’incidente. Caratteristico è stato il riscontro di latte radioattivo in seguito all’incidente di Chernobyl come conseguenza dell’erba contaminata mangiata dalle mucche.

Le sostanze rilasciate in seguito all’incidente sono, oltre allo 131I: lo Strontio-90, assorbito dall’osso, che può causare tumori ossei e leucemia; il Cesio-137 che si accumula con preferenza nei muscoli; il Plutonio che è tossico soprattutto se viene inalato e può causare tumori del polmone.

  • Quali sono le categorie maggiormente a rischio?

Le donne in gravidanza e i bambini di età inferiore ai 10 anni. Le donne in stato di gravidanza non sono esse stesse maggiormente a rischio. Il feto invece, è particolarmente sensibile agli effetti nocivi delle radiazioni. Nel primo trimestre di gravidanza, durante la formazione degli organi nel prodotto del concepimento, possono verificarsi malformazioni a vari organi e apparati. A partire dal secondo trimestre, quando la tiroide è già formata e funzionante, lo iodio radioattivo eventualmente assorbito dalla madre si accumula anche nella tiroide del feto. Questo può ridurre la capacità della tiroide di produrre ormoni e determinare un quadro di ipotiroidismo congenito. Un’altra categoria a rischio aumentato sono i pazienti affetti da insufficienze renale in terapia con dialisi, a causa di una ridotta capacità di eliminare le sostanze radioattive contaminanti e di una maggiore sensibilità alle radiazioni.

  • Come arginare un’eventuale esposizione a sostanze radioattive

La somministrazione di un eccesso di iodio non radioattivo, sotto forma di ioduro di potassio (KI) può ridurre, fino a bloccare, l’accumulo dello iodio radioattivo all’interno della tiroide.

Non esiste in Italia un farmaco commercialmente disponibile a base di ioduro di potassio. Ove necessario, viene prescritta la soluzione di Lugol al 5% che viene preparata in farmacia, previa presentazione di ricetta medica (non rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale). La dose giornaliera è di 7 gtt tre volte al giorno che possono essere assunte con gli alimenti. L’assunzione di KI può, in qualche caso, determinare sintomi influenzali, mal di testa, lacrimazione, congiuntivite, arrossamenti del volto, dolore alle ghiandole salivari, laringite, bronchite. Vi è anche la possibilità di sviluppo di ipo o ipertiroidismo in persone predisposte. Per questi motivi è opportuno questo preparato venga assunto solo in caso di effettiva necessità.

L’efficacia della somministrazione di KI varia in relazione alla modalità di assunzione: è massima quando viene assunto in modo preventivo iniziando due giorni prima della contaminazione, per diminuire gradualmente con il passare del tempo fino ad annullarsi se somministrato dopo 96 ore dall’incidente. L’assunzione deve durare per cinque giorni dopo la contaminazione. Ricordare, comunque, che lo KI deve essere assunto solo se ufficialmente  raccomandato dalle autorità sanitarie locali, in seguito a prescrizione medica, secondo le modalità indicate e sotto controllo medico.

Esistono, infine altre medicine che possono essere utili per la contaminazione con altri sostanze radioattive (come lo Stronzio-90, il Cesio-137) ma la loro prescrizione è riservata ai pazienti sotto sorveglianza in centri specializzati per la gestione di incidenti nucleari.”

Per chi volesse saperne di più, in senso medico, può leggere anche questo articolo, pubblicato dalla Associazione Medici Endocrinologi (AME).

24 marzo 2011 at 09:25 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi-Il mare di plastica

Dall’America importiamo spesso nuove mode, vestiti, diete, modi dire (ricordiamo tutti la parodia di Alberto Sordi quando imitava un inglese maccheronico). Mai avremmo pensato di imitarne anche i difetti più pericolosi e biechi.

E’ recente notizia che anche nel Mediterraneo si sta creando un Pacific Trash Vortex nostrano. Il Census of Marine Life è uno studio che si sta sviluppando da una decina d’anni in 25 aree marine in tutto il mondo e ha messo in evidenza come il Mediterraneo sia a rischio, data la altissima concentrazione di petrolio e plastica. Le acque che bagnano l’Europa mediterranea sono abitate da biodiversità di inestimabile valore. La quantità di pesci, alghe e altre specie marine è messa in serio pericolo dalle condizioni in cui il mare versa.. Non solo l’incuria di ciascuno di noi. Quante volte vi è capitato di vedere i litorali profondamente segnate dal passaggio dell’uomo? Più di 400 tonnellate di riufiuti si trovano in mare, causando danni a tutto l’ecosistema marino.  I grossi pesci scambiano i sacchetti che fluttuano in mare per cibo e li ingeriscono, soffocando. Le tartarughe marine li scambiano per meduse e quindi per cibo. Altri agenti inquinanti delle nostre spiagge sono le sigarette e mozziconi, bottiglie e lattine abbandonate. Speriamo sia superfluo sottolineare che i tempi di biodegradabilità di questi riufiuti sono estremamente lunghi.  Anche il traffico navale contribuisce fortemente nella crescita dell’inquinamento: forse non tutti sanno che ben il 60% delle petroliere transita nel Mediterraneo e qui vi si registra il 27% delle attività legate alla raffinazione del così detto oro nero.

Ci teniamo a far passare questo messaggio: non possiamo chiudere gli occhi davanti a questo scempio. Ognuno di noi può fare qualcosa di concreto e non possiamo aspettare che siano sempre i politici a prendere provvedimenti, con restrizioni, sanzioni e leggi. In natura tutto è legato e anche le nostre azioni influiscono: se prendiamo l’abitudine di raccogliere i nostri rifiuti e di fettarli correttamente nei cestini; se evitiamo di disperdere i sacchetti di plastica che ancora circolano (e qui ci colleghiamo all’importanza di abolire totalmente le shoppers); se cerchiamo di ridurre i consumi di petrolio adottando sistemi di energie alternative, forse possiamo ancora sperare di arrivare al fatidico giro di boa del non ritorno.

 

11 marzo 2011 at 10:45 1 commento

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