Archivio per agosto, 2009

Greentips…consigli verdi – la deforestazione

deforestazione_selvaggia_in_americaDa sempre il legno è usato dall’uomo come materiale indispensabile per la propria vita. Dalle case, agli utensili, ai materiali da esso derivati, il legno è presente nella vita quotidiana.

La deforestazione consiste nell’abbattimento degli alberi, principalmente per ricavare terreno coltivabile o per utilizzarne il legno. Ma cosa succede quando gli alberi vengono abbattuti in maniera eccessiva e indiscriminata? Gli effetti negativi sono numerosi e le conseguenze non riguardano solo le aree interessate dalla deforestazione, ma gli effetti si ripercuotono in tutto il Pianeta.

Come primi effetti, si ha uno squilibrio della biosfera (la parte più vitale della Terra): il terreno perde fertilità e aumentano i processi di erosione. Nelle zone più umide del Pianeta, le piogge che vi cadono trascinano i sedimenti nei corsi d’acqua, aumentando la presenza di detriti. Questo provoca l’alterazione degli ecosistemi acquatici, modificandoli negativamente; nelle zone aride si nota l’incremento della desertificazione. Il decremento delle aree verdi non consente di assorbire sufficiente CO2 (che sta aumentando a causa dell’inquinamento); ciò significa che aumenta l’effetto serra e quindi il riscaldamento globale. Le foreste possiedono numerose caratteristiche, tra cui la conservazione delle biodiversità, la conservazione dell’acqua nel suolo, contrastano la desertificazione, trattengono le valanghe, stabilizzano le dune sabbiose e proteggono le zone costiere. Non da ultimo, le foreste costituiscono anche un serbatoio indispensabile per l’assorbimento del carbonio. Le foreste integre assorbo più del 60% dell’anidride carbonica presente nell’aria, rispetto ad altre aree verdi (per esempio, le foreste di eucalipti australiane trattengono 25,5 miliardi di tonnellate di gas serra).

deforestazione2I danni causati dall’alterazione dell’ambiente sono grandissimi. L’abbattimento degli alberi per coltivare piante diverse fa sì che i terreni diventino sterili. L’introduzione di vegetazione differente dall’ecosistema scelto modificano irrecuperabilmente la flora e la fauna locale, estinguendo così specie animali e vegetali. Dal confronto delle immagini elaborate tramite i satelliti, si è potuto constatare che negli anni ’80 in Brasile si sono disboscati più di 200.000km2 di foreste pluviali all’anno. Nel mondo si perdono circa 13 milioni di ettari di foreste (considerando il rimboschimento di alcune aree, si ottiene un saldo negativo di quasi 8 milioni di ettari). Gli evidenti danni ambientali hanno imposto che i Governi dei Paesi più industrializzati si accordassero per intraprendere misure preventive. Fermo restando che il legno è un bene di prima necessità per moltissime popolazioni ed è un materiale insostituibile per tutti, il Canada (in cui si abbattono circa 2200 km2 all’anno di foresta, pari all’1% del patrimonio forestale locale sfruttabile) ha imposto alle aziende operanti nel settore del taglio e trasporto di legname che provvedano al piantonamento delle aree depauperate entro 5 anni dall’abbattimento delle aree disboscate. Un altro grande passo verso la salvaguardia delle foreste è stato fatto nel 1992 a rio de Janeiro, durante la conferenza delle Nazioni Unite per l’Ambiente e lo Sviluppo.

Cercando di trovare un equilibrio tra commercio e salvaguardia del patrimonio forestale, si sono formate organizzazioni interessate alla protezione delle foreste pluviali. Queste organizzazioni si sono rapidamente sviluppate anche in altre aree e si sono creati gruppi di acquisto consapevoli anche in Nord America ed Europa. Il problema è gravissimo e in uno stato avanzato di danno, che se reiterato diventerà irrecuperabile. I Governi e le Organizzazioni mondiali si sono già attivati per salvaguardare quanto ci rimane delle foreste.

wwfpaperdispenser

Ma anche noi possiamo contribuire alla difesa dei polmoni del mondo. Per esempio, impariamo a differenziare i nostri rifiuti. Riciclare correttamente la carta e il cartone permette di non abbattere ulteriori alberi per produrre nuova carta. Anche il legno può essere riciclato. Da esso si può ottenere truciolato, utile per la creazione di altri oggetti. Se dobbiamo acquistare carta nuova, scegliamo quella con il marchio FSC (Forest Stewardship Council) . Scegliamo i prodotti del commercio equo e solidale e scegliamo il turismo sostenibile per i nostri viaggi.

24 agosto 2009 at 10:33 Lascia un commento

Greentips…consigli verdi – le patate sul terrazzo

Coltivare patate per il consumo familiare non è difficile. Basta avere qualche patata e un sacco di plastica nero condominiale.

Ecco come fare.

1Il primo passo è preparare le patate da piantare. Mettete alcune patate in un posto asciutto e tiepido per almeno una settimana e aspettate che germoglino. Quando i germogli hanno raggiunto la lunghezza di un paio di centimetri, tagliate i tuberi in grossi pezzi (circa 5 cm), in maniera tale che ogni cubetto abbia almeno  due germogli.

Il secondo passo è preparare il sacco. Arrotolate i bordi, per ridurne l’altezza. Praticate alcuni fori nella plastica: serviranno al drenaggio. Riempite un terzo del sacco  di terra e posizionatelo in un luogo del terrazzo o del giardino in pieno sole.

2Spolverate i pezzi germogliati di patata con dello zolfo per agricoltura, per proteggerle dai parassiti. Interrate le patate nel sacco nero con i germogli rivolti verso l’alto, coprendole con 5 cm di terra e annaffiate con abbondante acqua.

Quando i germogli raggiungono 10 cm, aggiungete altra terra e coprite con un po’ di paglia. Coprite i germogli il più possibile, lasciando spuntare solo le prime foglioline. Continuate ad aggiungere terra e a srotolare il sacco, man mano che le piantine crescono e annaffiatele con costanza.

3Capirete che le patate sono quasi pronte per la raccolta quando le foglie delle piante inizieranno a ingiallire e a sbiadire. E’ questo il momento di non intervenire più sulle piante, lasciandole inalterate per due o tre settimane, la loro buccia si irrobustrirà.

Per raccogliere le patate, basterà aprire il sacco da un lato.

Fonte: diynetwork.com

16 agosto 2009 at 11:22 2 commenti

Greentips…consigli verdi – un mare di plastica

plastic1Abbiamo già visto come i sacchetti di plastica rappresentino un grosso problema per il nostro ambiente e, come abbiamo già letto in precedenza, la plastica si degrada in circa 450 anni.

Le borse della spesa, che negli ultimi 30 anni si sono ricavate un posto in prima fila nella nostra vita quotidiana, costituiscono ora la più sostanziosa fonte di inquinamento del nostro Pianeta e specialmente dei mari e oceani.

Al giorno d’oggi si producono 10 milioni di tonnellate di plastica all’anno. Il 10% finisce in mare, il cui 20% viene gettato in acqua dalle imbarcazioni e piattaforme, il restante 80% dalla terra ferma.

A rischio non sono solo la flora e la fauna delle terre emerse: il 70% della plastica non galleggia e si adagia sui fondali, soffocandoli e mettendo a rischio di estinzione l’habitat. Purtroppo, i rifiuti di plastica che invadono le spiagge e i mari sono solo la parte visibile di un problema ben più grosso: i rifiuti abbandonati in mare – per diversi motivi – si riducono in pezzi più piccoli, accumulandosi nelle aree in cui correnti e venti sono così deboli da non permetterne la dispersione.

DSC07355 sea foam in surfPer esempio, le correnti del Pacifico del nord si muovono in senso circolare, ma il movimento a spirale è molto lento e mancano spiagge vicine su cui approdare e così in quell’area, estesa quanto il Texas, ci sono attualmente 6 chili di plastica per ogni chilo di plancton. Questa area costituisce ora un’isola di spazzatura che gira su se stessa, a cui è stato dato il nome di Great Pacific Garbage Patch. I detriti plastici vengono ingeriti da uccelli marini, mammiferi, pesci, tartarughe. Le stime parlano di un milione di esemplari all’anno uccisi dalla plastica, ingerita per errore o perché scambiata per cibo. Forse non ci rendiamo conto del danno, a se pensiamo che l’ecosistema compone anche la nostra catena alimentare (vengono pescati e consumati pesci che vivono in un mare inquinato), allora è il caso di riflettere.

La plastica dispersa, inoltre, assorbe molti agenti chimici inquinanti, a loro volta disciolti in acqua. Non è solo l’ingestione di dei frammenti a causare la morte dell’ecosistema marino, quindi, ma anche questi composti chimici che si sono ad essi legati. I rifiuti trasportati dalle correnti comportano anche un altro grave problema: su di essi si depositano microrganismi, alghe e altri piccoli animali, che vengono quindi portati in zone anche molto distanti dal loro consueto habitat. La contaminazione delle nuove zone con esseri viventi estranei altera l’ecosistema locale, provocando danni inimmaginabili a causa della biodiversità. Migliorare la situazione non è facile, ma possiamo almeno provarci: cerchiamo di non gettare i nostri rifiuti nell’ambiente. Usiamo i cassonetti per la raccolta differenziata.

reuters116119281211112324_bigCerchiamo di non disperdere in acqua materiale plastico, non biodegradabile. E se vediamo qualcuno che non dimostra rispetto per le nostre spiagge e i nostri mari, cerchiamo di farglielo notare. O se vediamo bottiglie o sacchetti abbandonati sulla sabbia, gettiamoli via.

Pensiamo che tutto ciò che viene buttato indiscriminatamente non scompare, ma torna in altre forme, molto dannose per la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo.

14 agosto 2009 at 11:36 1 commento

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