Greentips…consigli verdi – un mare di plastica
14 agosto 2009 at 11:36 1 commento
Abbiamo già visto come i sacchetti di plastica rappresentino un grosso problema per il nostro ambiente e, come abbiamo già letto in precedenza, la plastica si degrada in circa 450 anni.
Le borse della spesa, che negli ultimi 30 anni si sono ricavate un posto in prima fila nella nostra vita quotidiana, costituiscono ora la più sostanziosa fonte di inquinamento del nostro Pianeta e specialmente dei mari e oceani.
Al giorno d’oggi si producono 10 milioni di tonnellate di plastica all’anno. Il 10% finisce in mare, il cui 20% viene gettato in acqua dalle imbarcazioni e piattaforme, il restante 80% dalla terra ferma.
A rischio non sono solo la flora e la fauna delle terre emerse: il 70% della plastica non galleggia e si adagia sui fondali, soffocandoli e mettendo a rischio di estinzione l’habitat. Purtroppo, i rifiuti di plastica che invadono le spiagge e i mari sono solo la parte visibile di un problema ben più grosso: i rifiuti abbandonati in mare – per diversi motivi – si riducono in pezzi più piccoli, accumulandosi nelle aree in cui correnti e venti sono così deboli da non permetterne la dispersione.
Per esempio, le correnti del Pacifico del nord si muovono in senso circolare, ma il movimento a spirale è molto lento e mancano spiagge vicine su cui approdare e così in quell’area, estesa quanto il Texas, ci sono attualmente 6 chili di plastica per ogni chilo di plancton. Questa area costituisce ora un’isola di spazzatura che gira su se stessa, a cui è stato dato il nome di Great Pacific Garbage Patch. I detriti plastici vengono ingeriti da uccelli marini, mammiferi, pesci, tartarughe. Le stime parlano di un milione di esemplari all’anno uccisi dalla plastica, ingerita per errore o perché scambiata per cibo. Forse non ci rendiamo conto del danno, a se pensiamo che l’ecosistema compone anche la nostra catena alimentare (vengono pescati e consumati pesci che vivono in un mare inquinato), allora è il caso di riflettere.
La plastica dispersa, inoltre, assorbe molti agenti chimici inquinanti, a loro volta disciolti in acqua. Non è solo l’ingestione di dei frammenti a causare la morte dell’ecosistema marino, quindi, ma anche questi composti chimici che si sono ad essi legati. I rifiuti trasportati dalle correnti comportano anche un altro grave problema: su di essi si depositano microrganismi, alghe e altri piccoli animali, che vengono quindi portati in zone anche molto distanti dal loro consueto habitat. La contaminazione delle nuove zone con esseri viventi estranei altera l’ecosistema locale, provocando danni inimmaginabili a causa della biodiversità. Migliorare la situazione non è facile, ma possiamo almeno provarci: cerchiamo di non gettare i nostri rifiuti nell’ambiente. Usiamo i cassonetti per la raccolta differenziata.
Cerchiamo di non disperdere in acqua materiale plastico, non biodegradabile. E se vediamo qualcuno che non dimostra rispetto per le nostre spiagge e i nostri mari, cerchiamo di farglielo notare. O se vediamo bottiglie o sacchetti abbandonati sulla sabbia, gettiamoli via.
Pensiamo che tutto ciò che viene buttato indiscriminatamente non scompare, ma torna in altre forme, molto dannose per la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo.
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